la Repubblica, 31 dicembre 2016
Il padre dell’ovetto che covò sorprese per milioni di bimbi
Se il vostro 2016 è cominciato acquistando un cd di David Bowie, vedendo un film di Ettore Scola, ascoltando un audiolibro di Paolo Poli, aprendo un romanzo di Umberto Eco ed è poi proseguito, con qualche sgomento, registrando e omaggiando le scomparse di Prince, Casaleggio, Hadid, Castro, Fo, Emerson & Lake, Pannella, Ciampi, Rispoli, Marchesini, Labranca, Maiorca... fino alla struggente abbinata di Carrie Fisher e di sua madre Debbie Reynolds, allora al vostro cenone di San Silvestro non potrà mancare un semplice ovetto Kinder. L’anno che ha dimostrato con singolare frequenza quanto si sia estesa la nozione di celebrità si chiude infatti con la scomparsa di William Salice. La sua però è stata una forma di celebrità del tutto peculiare: pochi ne conoscevano il nome ma tutti ne conoscono l’opera. Aveva 82 anni, era un torinese trapiantato ad Alba e poi in Riviera, nel Savonese; lo si ritiene inventore di quell’ovetto Kinder che dal 1974 ha regalato a bambini, e non solo bambini, la possibilità di una Pasqua quotidiana (e senza quaresima). Sembra che Salice si schermisse e attribuisse l’ideazione dell’ovetto a Michele Ferrero, di cui era un collaboratore fra i principali, riservando a sé il solo merito dell’esecuzione. Che la denegazione fosse dovuta a savoir faire gerarchico o meno, pare destinato a restare un segreto aziendale. Per un uomo- azienda del resto non cambia nulla: è puramente ovvio che l’idea è di chi l’ha colta e messa in produzione, e costui non può che essere il titolare. Per quanto la messa in pratica dell’idea sia delicata e difficile, la paternità è di chi ci mette il nome.
Stiamo parlando di persone d’altri tempi. L’ovetto ha appunto esordito nel 1974. Il suo nome è Kinder Sorpresa, perché dall’origine era parte della linea Kinder (bambini, in tedesco) in produzione dal 1968. Merendine all’insegna del «+ latte – cacao» a cui ora si aggiungeva il valore rivelatorio della «sorpresa». In una specie di goloso striptease, l’involucro di carta stagnola protegge l’ovetto di cioccolato, internamente rivestito da una glassa, e a sua volta contenitore di una capsula di plastica. Sbucciata la carta, spaccato l’ovetto, aperta la capsula appare la sorpresa: un modellino o un piccolo giocattolo in plastica, spesso da montare e spesso parte di una serie di cui cercare gli altri elementi. Certo, non prima di aver mangiato il cioccolato.
Dentro a un ovetto Kinder riesce a starci un’intera storia, che coinvolge nutrizione, golosità, ingegno, giocosità, spirito collezionistico. Quanto basta per fare dell’ovetto di Salice (cioè di Ferrero) una nuova incarnazione dell’uovo di Colombo. Non c’è dubbio che il mito di una genialità italiana si appoggia sul substrato di trovate di questo genere. Prima che l’uovo, occorre covarne l’idea e si capisce anche sia proprio la cova ciò che viene prima sia dell’uovo sia della gallina.
Le scarne biografie di Salice, e l’attestato che gli rilasciò Michele Ferrero, ci dicono che fra le sue mansioni ci fu quella di sviluppare i nuovi prodotti dell’azienda di Alba e di portarli nei mercati del mondo. Nel mondo delle application è ancora moneta corrente questo genere di applicazione? È da vedere.L’altra cosa che non mancano di ricordare le biografie è che, una volta andato in pensione, Salice ha impegnato una buona quota della sua liquidazione per mettere in piedi, dal 2008, «Color your life», una fondazione la cui finalità è scoprire, incoraggiare e indirizzare i giovani talenti, tutt’oggi attivissima. Magari il prossimo ovetto dell’ingegno nazionale sta per essere covato proprio lì.