Corriere della Sera, 31 dicembre 2016
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Sofia Goggia. «Sono grintosa e tenace in ogni cosa perché non mi piace essere banale. Ma pretendo molto pure dagli altri: nessuno mi ha mai regalato nulla»
BERGAMO Uscita Dalmine, poi rotta verso la Bergamo alta e occidentale. Lei abita qui. Sofia Goggia sbuca dal sole basso e intenso di un fine dicembre davvero poco invernale assieme a Belle, il pastore australiano che si portò perfino sul podio al Sestriere. Un’ora di tempo, rubata alla vita frenetica della Coppa del Mondo («Torno in pista il 3 a Zagabria: sì, nello slalom, non la mia specialità. Ma ci siamo dati un appuntamento, vi do una notizia...»), per raccontare la sciatrice che in un mese di podi a raffica ha conquistato tutti. E poco importa se le due ultime gare sono andate male: «L’importante era essere veloci. E io lo ero». Come dire: il futuro è ancora da scrivere.
Ci racconta Sofia Goggia?
«Fin dall’asilo ho avuto tenacia e grinta invidiabili. Crescendo, sono cambiata molto. Ma le due caratteristiche sono rimaste un marchio di fabbrica tanto quanto la erre moscia. In famiglia nessuno ce l’ha, è un elemento distintivo».
Sensuale, non crede?
«Dite che è provocateur ? Non tocca a me giudicare».
Com’è la vita extra sci?
«Nei limiti del possibile coltivo una mia mondanità. Ora ho una mezza relazione con un ragazzo di Milano».
Sofia, allora, è innamorata.
«Diciamo che potrei innamorarmi. Sono ancora nella difficile fase intermedia: sono esigente, pretenziosa e particolare, in tutte le cose non uso mai la banalità».
Come le pare il mondo?
«È un mondo in cui nessuno regala nulla, anche se c’è chi ti dà senza pensare a contropartite. In realtà ti devi conquistare tutto e te lo devi andare a prendere».
Al collo ha una catenina e un crocifisso: è religiosa?
«È il regalo di una persona molto cara. Sì, credo in Dio, ma dovrei affidarmi di più alla fede, che è ancora latente».
Ha donne di riferimento?
«Tante. Cerco di essere una “ladra professionista” e di rubare per migliorare, senza però imitare nessuno: mi piace essere Sofia Goggia, con i suoi casini».
Sofia è femminista?
«Sono per la parità dei sessi. Il ruolo della donna ha preso quota, ma non sempre è così. Ho come sponsor una banca che sta lanciando una campagna per lo sviluppo dei promoter finanziari femminili: ora sono solo il 16%».
Che cosa significa, oggi, essere giovani?
«Non sono mai stata troppo giovane come mentalità: fin da piccola ho sempre saputo quel che volevo e ho inseguito i miei obiettivi, trascurando un po’ la spensieratezza e la gioventù. Essere giovani vuol dire vivere alcuni anni “lievi”; però non si può restare così per sempre, spendendo i soldi dei padri senza un orizzonte».
Le piace la politica?
«Non quella attuale: il mondo dovrebbe essere governato dalla politica e non dai soldi. Invece capita il contrario».
Avanti con segreti, gusti nella moda, frivolezze.
«Io e la moda fin qui non ci siamo incontrate: ho sempre scelto vestiti sportivi. Ma sono anche una che ama i cappotti e che usa pizzo, pelle e pelo».
Sceglie il tacco 12 o le scarpe da ginnastica?
«Quando richiesto, il tacco 12. Per “uccidere”».
Quali i pregi di Sofia?
«Sono tosta e consapevole di me stessa. Ma ho una dialettica interna e mi rimetto in gioco».
Il successo la attira?
«Mi attira non tanto come approdo, ma per tutto quello che c’è in mezzo. È come il viaggio di Ulisse verso Itaca».
Il campione spesso è idolatrato. È sbagliato?
«No, se il campione è un esempio. Perché non idolatrare un Hirscher, fuoriclasse ed esempio di sportività?».
La Sofia da piccola...
«...era pestifera, con questo mix di volontà e tenacia. Ma era anche una bambina buona. La donna è rimasta così: sono buona di cuore, però a volte devo tenere la maschera per sopravvivere in un mondo di squali».
La donna, nella società, deve competere con l’uomo o contro l’uomo?
«Dipende dalle situazioni: ci possono essere grandi rivalità così come grandi alleanze».
La famiglia resta un valore?
«Sì. Ho un iperuranio nel quale le mie idee sono pure e indiscusse. In questo iperuranio la famiglia è presente».
Ci costruisce il Frankenstein dello sci?
«La fame di vittorie e l’obiettività di Tina Maze, la velocità di Lindsey Vonn, il parallelismo di Mikaela Shiffrin, la cattiveria mia. Verrebbe fuori un bel mostro. Al femminile. Una Frankenstein, non un Frankenstein».
Una grande rivale nello sport, la si imita o la si odia?
«C’è chi teme e invidia e chi teme e rispetta: io mi metto nella seconda schiera».
È vero che i giovani di oggi sono mammoni e imbranati?
«Sono indipendente dai 16 anni di età, non so giudicare. Però non c’è molta intraprendenza in giro. Se uno vuole una cosa, deve imparare a prenderla».
Passa la macchina del tempo: la prende per andare nel futuro o nel passato?
«Mi incuriosirebbe scoprire il futuro remoto, magari per lavorare in quelle colonie spaziali che non riuscirò a vedere. Ma andrei prima di tutto nel passato. Vorrei essere Napoleone, o vivere nell’Inghilterra dell’Ottocento. Amo la letteratura inglese di quel periodo: leggo John Keats, Jane Austen, Thomas Hardy, ma vado pure a ritroso per gustarmi Shakespeare. Quando leggo, entro in un’altra dimensione».
Sofia Goggia ha paura?
«Tutti l’hanno. C’è chi si fa schiacciare, ma bisogna accettarla e affrontarla».
Che cosa non sopporta del prossimo?
«Il tutto dovuto».
Quale, invece, il suo difetto?
«Sugli sci devo essere egoista e opportunista. A volte porto questo atteggiamento nella vita reale: il confine è labile».
Che cosa farebbe con un milione di dollari?
«Quello che faccio adesso. Però lo farei gratis».
Uscirebbe a cena con Trump?
«Con Donald? Certo, per discutere su come fare Italy great again (risata). Ma sarebbe solo una cena. Punto».
La pressione la opprime?
«Non la sento. I risultati generano ingerenze; ma se rimani in te stesso sei in un guscio: io sono ancora nel guscio».
Lo sa che le tocca vincere, e non solo la prima gara?
«Vincere, vincere… Potrà succedere, o magari no. Risentiamoci tra un anno».