Corriere della Sera, 31 dicembre 2016
Il calcio prova a rimettere le ali. Il doppio esperimento di Milano 8 5 7,5
L’anno che sta arrivando porterà cambiamenti che dimostreranno le difficoltà del grande calcio internazionale.
Si vogliono cambiare i Mondiali, si cambierà la Champions, si vuole cambiare il campionato. Sarà anche il progresso, ma è corretto pensare che qualcosa non funzioni.
Tutto gira intorno a una domanda: cosa voglio vedere attraverso il calcio, la mia squadra o la squadra degli altri? Più si internazionalizza il prodotto, più la risposta diventa vaga.
Così i più ricchi cercano di far diventare locale il proprio prodotto internazionale. O questo avviene o tutto diventerà come in teatro Pirandello, bellissimo e vecchio.
Il calcio, dopo aver educato due continenti, si trova a dover scolarizzare il resto del mondo cercando una leva universale. Non è facile. Molti nel 2016 non hanno visto la Champions League perché trasmessa fuori dai canali televisivi consueti.
In compenso molti tycoon asiatici sono venuti in Europa cercando di colonizzare i propri territori con prodotti europei. È una crisi di crescita, ma è reale.
La fine del localismo significa declino della fede, quindi più ragione, più attenzione agli scandali, alla morale complessiva del gioco.
Il 2017 non sarà subito tutto questo, ma segnerà decisioni che cominceranno a creare la diversità.
Il gioco
Voto: 8
Continuerà la piccola deriva del tiki taka. Non sarà più un modo per cercare di vincere, ma per cercare di gestire il risultato. Fasi di una partita, non più il fine. Il Real Madrid, la Juventus, il Bayern, il Chelsea già non lo usano più. Nemmeno il suo principale interprete, Guardiola, lo applica, Mourinho non l’ha mai usato. È tornata la velocità, si gioca sul movimento o sulla tattica pura, la sintesi è cercare lo spazio vuoto più liberamente possibile. Ricordo che anche il famoso «falso nueve» non è un ruolo. Quello è il vecchissimo centravanti arretrato che deriva dagli anni cinquanta (Hidegkuti, l’Ungheria di Puskas). Il «falso nueve» è uno spazio vuoto davanti ai due difensori centrali fatto a posta per l’attaccante che arriva da dietro. Non è un ruolo, è un’idea geometrica.
Gli schemi
Voto: 5
Saranno sempre più complessi perché siamo in transito e perché il nuovo passa soprattutto dalle fasce. Un ruolo emarginato come quello del terzino diventerà fondamentale. Dovrà difendere e costruire, sarà un centrocampista aggiunto col rischio di perdersi nelle diagonali. Poi ci sono le ali, le chiavi del gioco. La premessa è che un’ala dipende dal terzino che le sta dietro. Se questo sa marcare, all’ala restano quaranta metri in cui correre e dribblare. Se il terzino è un terzo centrale, l’ala deve tornare, fare la vecchia diagonale, cioè correre per cento metri, quindi non dribbla più. Può sembrare banale, ma il calcio prevede che i cross arrivino dal fondo del campo, non prima. Altrimenti è un pallone a caso.
L’equilibrio tattico
Voto: 6,5
Tutti dicono che serve equilibrio. È vero, ma si comincerà a cercarne uno più largo, che serva a tutte le fasi della partita. In fondo un ritorno al concetto olandese di Michels. Oggi un tecnico impiega una settimana per preparare una partita in un modo. Poi si va in campo e dopo dieci minuti la sua squadra segna o subisce un gol. La partita cambia completamente. Che fine fa l’equilibrio di partenza? Bisogna trovarne un altro di sana pianta, oppure non serviva nemmeno quello preparato per una settimana?
I protagonisti
Voto: 6,5
Non verrà fuori il nuovo Messi. Per due motivi. Primo, il talento è messo alla prova dalla nuova velocità di corsa. Secondo, un giocatore oggi ha un’altezza media superiore di una ventina di centimetri rispetto a quella di Maradona. Per La prima volta il calcio comincia ad avere limiti fisici come gli altri grandi sport di squadra, basket, volley, rugby. Servono sempre meno uomini normali, servono sempre di più tipi specifici di atleti. Ma il calcio si gioca con i piedi, più prende altezza e più si allontana dall’attrezzo che deve gestire. Questo lo cambia anno dopo anno. Il giocatore tipico di oggi è Bale, può diventarlo Bernardeschi, una via di mezzo sono Higuain e Belotti.
Milano
Voto: 7,5
È la città di confine dei nuovi tempi. I cinesi non sono gli sceicchi arabi, hanno bisogno di un fine per vivere nel calcio. Due proprietari cinesi nella stessa grande città porteranno una dialettica che farà storia, nel bene o nel male. Si rincorreranno, spenderanno, si pentiranno, si affermeranno, se ne andranno. Attraverso di loro capiremo come stia cambiando il calcio. Io credo in Suning perché è una famiglia, cioè un unico numero di telefono. Ma gli uomini cambiano con le situazioni. Nessuno sa cosa possa fare un fondo d’investimento se perde un derby. È questa la bellezza dell’esperimento Milano: che quando sarà finito non saremo più gli stessi.