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 2016  dicembre 31 Sabato calendario

Il pianeta rosso nel mirino della Nasa. L’ uomo su Marte non è un sogno

Adesso si aspettano le mosse di Donald Trump. Il prossimo presidente degli Stati Uniti, che entra in carica il 20 gennaio, è stato finora abbastanza vago sui programmi spaziali che ha in mente e sul ruolo che dovrebbero svolgere la Nasa e le compagnie private americane che hanno investito nelle missioni nel cosmo. In ottobre, durante la campagna elettorale, aveva detto che intende «liberare la Nasa dal limite di essere soprattutto una società logistica per le missioni in bassa orbita». Chi vorrebbe vedere una spedizione umana su Marte entro i prossimi vent’anni, ha letto nelle parole di The Donald un’indicazione verso l’impegno della sua amministrazione a sostenere concretamente lo sforzo per la conquista del Pianeta rosso. Se sarà veramente così, lo vedremo già nei prossimi mesi.
Nell’attesa, Rosso Marte. La grande avventura dell’uomo nello spazio (Utet) è il libro che spiega ogni segreto dettaglio di tutte le missioni riuscite e fallite (sono la metà) dirette verso il quarto pianeta del sistema solare. Giovanni Caprara – cronista esperto di esplorazioni spaziali e presidente dell’Unione giornalisti italiani scientifici (Ugis) – parte dall’inizio della fascinazione umana nei confronti del pianeta che sentiamo più vicino a noi. Per circa un secolo i canali di Marte, «visti» da Giovanni Schiaparelli, sono stati uno dei temi più dibattuti e controversi dell’astronomia mondiale, finché il 14 luglio 1965 le prime confuse immagini ravvicinate, scattate dalla sonda Mariner 4, hanno smontato in un attimo tutte le precedenti ipotesi: dei canali non c’era traccia, quindi nemmeno dei marziani che, si vagheggiava, li avrebbero costruiti.
Da quel momento, come spiega bene Caprara, per Marte inizia una nuova storia fatta di sonde automatiche, di rover che percorrono la superficie rossa inviandoci immagini di un mondo che assomiglia ai nostri deserti più aridi, ma molto più freddo, con una gravità di un terzo e con una pressione atmosferica che è solo il 6 per mille di quella a livello del mare sulla Terra. Grazie a missioni come Viking 1 e 2, alle piccole rover Sojourner, Opportunity e Spirit, alla loro sorella più grande Curiosity, all’opera preziosa delle sonde in orbita come Mars Express (che da 13 anni e mezzo funziona perfettamente) e a quelle ultime arrivate come Maven, l’europea ExoMars e l’indiana (sì, l’India) Mangalyaan, abbiamo avuto la conferma che un tempo su Marte c’era acqua liquida, che poi è sparita dalla superficie. Ma potrebbe tornarci molto utile quando sbarcheremo sul Pianeta rosso e vi resteremo in pianta stabile con le prime colonie.
L’autore dedica la parte centrale del suo libro proprio ai programmi futuri, non solo americani e non solo «pubblici». L’interesse delle compagnie private per Marte è fortissimo, alcune con iniziative strampalate e più di propaganda che basate su progetti fattibili. Barack Obama ha detto che vedremo il primo uomo (o donna) posare il piede su Marte negli anni Trenta di questo secolo «in collaborazione con aziende private». Nei primi anni della sua presidenza era stato ondivago sui programmi spaziali: belle dichiarazioni di intenti, ma scarsi finanziamenti. Poi ha tracciato la strada con chiarezza.
Però conviene leggere i capitoli dedicati ai progetti sovietici e americani delle missioni umane per Marte che datano sin dai lontani anni Cinquanta: idee faraoniche e semifantascientifiche, totalmente irrealizzabili con le tecnologie dell’epoca e che non sono mai andate oltre i test preliminari. Anche perché sbarcare su Marte è decisamente complicato. Lo dimostra il lander europeo Schiaparelli, che lo scorso 19 ottobre si è schiantato in fase di atterraggio. Il libro non ne parla, ma solo perché per motivi editoriali la prima versione ha dovuto essere chiusa in tipografia pochi giorni prima. Certamente troverà spazio nelle edizioni successive.