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 2016  dicembre 31 Sabato calendario

Walzer: «Ma questo è soltanto l’inizio. C’è un piano americano per mostrare ai russi la corruzione dello zar»

«Obama non poteva non reagire all’interferenza russa nelle elezioni. È stato un attacco alla nostra democrazia, che ha intensificato la guerra cibernetica in corso da anni e ci ha spinto (con gli interventi in Ucraina, Crimea e Siria) verso una nuova Guerra fredda. Non credo che le ritorsioni di Obama saranno soltanto l’espulsione dei diplomatici e la chiusura dei centri di ascolto russi, credo che ce ne saranno altre più dannose per Putin e il suo regime».
Al telefono dall’Università di Princeton, il filosofo politico Michael Walzer, l’autore di «Guerre giuste e ingiuste» (Laterza), spiega che le misure prese sinora da Obama «sono dimostrative, non punitive».
A che altre misure potrebbe ricorrere?
«A un’azione hacker che esponga la corruzione, gli abusi e le altre illegalità del regime di Putin al popolo russo. Ho sentito l’amministrazione parlare di ritorsioni segrete, di cui in Russia si avvertirà il peso. Penso che alluda a questo ma potrebbe alludere a qualcosa di ancora più serio».
Non teme un’escalation?
«La Guerra cibernetica è un pericolo che bisogna affrontare. Più la nostra reazione sarà dura e prima Putin si renderà conto che gli conviene frenare, anche con voi europei. Noi siamo all’avanguardia sia nell’hackeraggio sia nella sua prevenzione».
E se Putin reagisse duramente?
«Non credo che lo farebbe, rischierebbe di perdere. Gli attacchi hacker vanno combattuti soprattutto nel settore militare. È fattibile, noi abbiamo già un accordo con la Cina per il settore commerciale».
Obama lascerà la Casa Bianca tra tre settimane e Trump ha avvertito tutti che non seguirà la sua strada. Lo scenario non potrebbe cambiare?
«Trump prospetta un nostro riavvicinamento alla Russia, ma è un uomo imprevedibile. Inoltre non è detto che i suoi consiglieri e ministri siano d’accordo con lui sul riavvicinamento, il Congresso no di sicuro, e non è neppure detto che lo otterrà se decidesse di cercarlo».
Lei è favorevole o contrario al dialogo con Putin?
«Io sono sempre favorevole al dialogo. Ma questa volta soltanto dopo che gli Stati Uniti, l’Unione Europea e la Nato avranno fatto fronte comune e stabilito di tutelare gli interessi dell’Ucraina e degli altri Paesi minacciati dalla Russia. Bisognerà poi che i negoziati con Mosca siano specifici e mirati».
Che cosa suggerisce?
«Siamo a una svolta del potenziale cammino verso una seconda Guerra fredda, la quale potrebbe coinvolgere il Golfo Persico e il Medio Oriente, e pertanto ci vuole una stretta consultazione transatlantica prima di negoziare con la Russia».
Che tipo di negoziati?
«Servono negoziati separati, uno sui cyber-attacchi, uno sull’Ucraina, uno sulla Siria e via di seguito. Noi e i nostri alleati dobbiamo condurli in perfetta unità, perché l’obbiettivo di Putin è dividerci. La distensione è possibile, in passato quando esisteva l’Urss l’abbiamo raggiunta in condizioni anche più difficili».
Senza gli hacker, Hillary Clinton avrebbe vinto?
«Hillary è morta di mille ferite, quella cyber è stata una».