La Gazzetta dello Sport, 4 gennaio 2017
Grillo sta velocemente modificando il codice genetico dei Cinquestelle. L’altro giorno, mettendo ai voti su internet un nuovo codice etico, ha stabilito la nuova regola che un avviso di garanzia non provocherà di per sé l’espulsione dal movimento o le dimissioni dalla carica di chi l’ha ricevuto
Grillo sta velocemente modificando il codice genetico dei Cinquestelle. L’altro giorno, mettendo ai voti su internet un nuovo codice etico, ha stabilito la nuova regola che un avviso di garanzia non provocherà di per sé l’espulsione dal movimento o le dimissioni dalla carica di chi l’ha ricevuto. Si valuterà caso per caso e il valutatore - nonostante l’esistenza di un collegio di probiviri - sarà lui stesso assistito dal giovane Casaleggio. Ieri è uscita fuori la storia del tribunale del popolo, chiamato a giudicare e mettere alla gogna giornali e giornalisti colpevoli di non aver riferito intorno al Movimento 5 stelle nel modo che il Movimento 5 stelle ritiene giusto.
• Voglio leggere esattamente che cosa ha scritto nel blog, perché questa mi pare grossa.
«Tutti contro Internet. Prima Renzi, Gentiloni, Napolitano e Pitruzzella, poi il ministro della Giustizia Orlando e infine il Presidente Mattarella nel suo discorso di fine anno. Tutti puntano il dito sulle balle che girano sul web, sull’esigenza di ristabilire la verità tramite il nuovo tribunale dell’inquisizione proposto dal presidente dell’Antitrust. Così il governo decide cosa è vero e cosa è falso su internet. E alle balle propinate ogni giorno da tv e giornali chi ci pensa?». Segue l’accusa alla Stampa e al Giornale di aver pubblicato notizie false su Beatrice Di Maio (la moglie di Brunetta di cui ci siamo già occupati) e su un incontro tra Davide Casaleggio e l’ad di una banca on line. Il finalino: «I giornali e i tg sono i primi fabbricatori di notizie false nel Paese con lo scopo di far mantenere il potere a chi lo detiene. Sono le loro notizie che devono essere controllate. Propongo non un tribunale governativo, ma una giuria popolare che determini la veridicità delle notizie pubblicate dai media. Cittadini scelti a sorte a cui vengono sottoposti gli articoli dei giornali e i servizi dei telegiornali. Se una notizia viene dichiarata falsa il direttore della testata, a capo chino, deve fare pubbliche scuse e riportare la versione corretta dandole la massima evidenza in apertura del telegiornale o in prima pagina se cartaceo. Così forse abbandoneremo il 77° posto nella classifica mondiale per la libertà di stampa».
• Mentre il codice etico è una faccenda che ha una funzione pratica, questa mi pare una delle solite urlate del comico che non porta da nessuna parte.
Siccome nell’immagine che correda il pezzo Grillo ha messo nell’angolo in basso a destra il logo del Tg7 in bella evidenza, Mentana l’ha querelato: «In attesa della giuria popolare chiedo a Grillo di trovarsi intanto un avvocato. Fabbricatori di notizie false è un’offesa non sanabile a tutti i lavoratori del tg che dirigo, e a me che ne ho la responsabilità di legge. Ne risponderà in sede penale e civile».
• Che cosa capiamo dal nuovo codice etico e da questa intemerata di ieri?
Intanto che Grillo vive i magistrati e i giornalisti - corpi estranei alla sua religione - come i veri nemici da annientare. I magistrati, un tempo esaltati per la loro funzione purificatrice, adesso fanno parte, secondo lui, di quel blocco di forze, succubi dei poteri forti, che vogliono impedire ai cinquestelle di governare.
• Non c’entra il fatto che la Raggi sta per ricevere forse addirittura due avvisi di garanzia?
Quando Grillo non governava e andava solo in piazza, tutto era facile, tutto era denunciabile. I guai sono arrivati con le prime prove concrete. Vogliano ricordarle? È una lista da brividi, per un Movimento che aveva fatto della purezza e del disinteresse (ma non della competenza) la sua bandiera. Caso Quarto, con la sindaca Rosa Capuozzo espulsa perché il marito era indagato; a Livorno Filippo Nogarin indagato per abuso d’ufficio; caso Pizzarotti a Parma; Luigi Di Maio fa finta di non sapere che a Roma l’assessore Paola Muraro è indagata; firme false a Palermo, tre deputati e attivisti indagati che si avvalgono della facoltà di non rispondere ai pm; la Muraro costretta a dimettersi per l’avviso di garanzia; Marra, braccio destro della sindaca, messo in galera. E la Raggi, dopo tutti i pasticci che ha combinato e la valanga di dimissioni, dovrebbe ricevere due avvisi di garanzia, uno per la nomina di Salvatore Romeo, l’altro per la promozione del fratello di Marra a dirigente del Turismo.
• Come giudicare il fatto che Grillo sembra sostenere che la verità vera stia su internet e le bugie abitino invece la carta stampata?
La storia della Post-Verità, che ha infastidito anche Roberto D’Agostino e in genere tutti quelli che credono alla Rete come a un nuovo Messia, è uscita dai professori dell’Oxford Dictionary, che hanno scelto il termine Post-Truth
come parola dell’anno. Secondo questi professori - mi permetto di dire: insospettabili - la Post-Verità descrive «circostanze in cui i fatti obiettivi sono meno influenti sull’opinione pubblica rispetto agli appelli emotivi e alle convinzioni personali». Partendo da Oxford, il presidente della nostra Anti-Trust, Giovanni Pitruzzella, s’è fatto intervistare dal Financial Times e ha proposto, contro le bufale in Rete, la creazione di un’«entità terza - indipendente dal governo - pronta a intervenire rapidamente se l’interesse pubblico viene minacciato».