La Stampa, 3 gennaio 2017
Una vita senza niente . Due blogger argentine sfidano il consumismo
Un anno senza comprare nulla, che non sia assolutamente necessario. Solo i generi alimentari (senza strafare), gli articoli per l’igiene personale e la pulizia della casa, e poco di più. Perché a tutto il resto si può anche rinunciare. Questo è l’esperimento iniziato ad aprile da due giornaliste di Buenos Aires, Soledad Vallejos ed Evangelina Himitian, intitolato come il nome del blog che accompagna la loro avventura, «Deseo Consumido» (desiderio consumato).
Le giornaliste sono arrivate a tre quarti del loro viaggio nel consumo iper-responsabile, hanno passato indenni il Natale e giurano che non cadranno in tentazione nemmeno all’arrivo dei saldi di fine estate, considerando le stagioni al contrario dell’Argentina. «Tutti ci chiedono – spiega Soledad – come possiamo resistere; noi invece ci sorprendiamo ogni giorno di quanto compravamo e sprecavamo». Ogni acquisto superfluo, spiegano, risponde a un’esigenza, a un desiderio che non è innato in noi, ma che viene creato ad arte dal sistema. «Le offerte speciali – ci dice Evangelina – i saldi, le campagne di marketing, i centri commerciali, le promozioni; tutto ci spinge all’acquisto, senza darci il tempo di sapere perché e per cosa apriamo il nostro portafoglio».
Capita così che, in un paese dai continui alti e bassi economici, da cicli di fallimenti e rinascite come l’Argentina, si consumi sempre di più. Con un’inflazione al 40% all’anno, il «metodo» diffuso è quello di comprare tutto e subito, poi pagarlo in infinite quote a tasso fisso. Succede con televisori, frigoriferi, divani, ma anche con una maglietta da calcio, un vestito, un set di trucchi. Mettendo insieme anche le rate più piccole, pochi euro al mese, si arriva a montagne di debiti.
«Siamo l’unico paese al mondo dove, quando si compra qualcosa a prezzo scontato si dice di aver risparmiato il 30, 40 o il 50% sul prezzo. In realtà, se hai comprato qualcosa di cui non avevi bisogno, non hai affatto risparmiato». Consumare in maniera responsabile vuol dire anche liberarsi di oggetti che non si usano più. Ad iniziare dai vestiti, con gli armadi che scoppiano e obbligano a continui cambi di stagione. Soledad è stata particolarmente drastica: ha ridotto il guardaroba a 99 capi, scarpe comprese. «Per “tagliare” ho seguito una linea precisa: devi disfarti di un capo se non lo hai mai usato nell’ultimo anno, se è un regalo che non ti è mai piaciuto, se non ti entra più o se è troppo grande, se lo tieni nel cassetto solo perché ti ricorda il primo bacio. Lo puoi donare, regalare, buttar via (se è molto rotto); liberi spazio nell’armadio e anche nella mente. Se pensi che quella maglietta che hai comprato in un viaggio per 3 dollari ha fatto il giro del mondo per arrivare fino a te, capisci quanto sia inquinante tutto il sistema».
Uno degli scogli più grandi riguarda i bambini. Sono decine i regali ricevuti in un anno da genitori, zii, nonni, amici di famiglia. Gli orsetti di peluche, i giochi in scatola, i trenini lasciano spazio a cellulari, iPad, Play Station e così via, ma hanno tutti una scadenza molto rapida. «Il regalo migliore è passare del tempo con loro, con giochi semplici come saltare con la corda o suonare la chitarra. Si creano ricordi, esperienza, vita e non oggetti». Fra tre mesi, il «contratto» finisce, ma l’esperienza, in qualche modo, continuerà con un libro in uscita e il progetto di una serie tv. Le due blogger giurano che il consumismo non si impadronirà di nuovo di loro.
«Molti ci chiedono se con i soldi che abbiamo risparmiato compreremo la macchina nuova o faremo un bel viaggio in famiglia. Niente di tutto ciò, la maggior ricchezza è l’aver imparato il valore delle cose, che va molto al di là del loro prezzo».