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 2017  gennaio 03 Martedì calendario

Cinepanettoni un po’ sgonfi

Cinepanettoni che più disastrati non si potrebbe in queste feste di Natale 2016. Con sei, dico ben sei titoli del genere comico tipico del cinema italiano usciti in sala nell’ultimo mese e capaci di incassare, complessivamente, appena 21 milioni di euro, ovvero una media di 3,5 milioni a testa.
Non c’è, ovviamente bisogno di scomodare i 65,2 milioni di Quo Vado? del fenomeno Checco Zalone a inizio 2016, e neppure i 15 milioni medi dei titoli di Alessandro Siani (che infatti, col suo Mister Felicità per Cattleya-Rai Cinema, è uscito in sala il 1° gennaio 2017 con un ottimo box office da 1,88 mln in un giorno solo). Ma se si pensa che per tanti anni la casa di produzione Filmauro di Aurelio De Laurentiis puntava quasi tutto sul suo cinepanettone, ora sembra difficile credere che il presidente del Napoli calcio possa fare quadrare i suoi conti col misero botteghino di Natale a Londra (con Lillo, Greg, Nino Frassica e Paolo Ruffini), fermo a 3,9 milioni di euro.
Filmauro si lecca le ferite, ma pure gli altri produttori e distributori dovranno riflettere sulle strategie di marketing e sulla qualità delle ulteriori cinque pellicole portate in sala sotto le feste: Poveri ma ricchi, prodotto da Wildside e Warner Bros, con Christian De Sica, Enrico Brignano e Lucia Ocone, è quello che forse si salva incassando, fino al 1° gennaio, 5,8 milioni di euro; Non c’è più religione (Cattleya-Rai Cinema) con Claudio Bisio e Alessandro Gassman, non va oltre i 3,57 milioni; Fuga da Reuma Park, di Medusa Film, con Aldo, Giovanni e Giacomo, è a 2,76 milioni.
Già dimenticati Un Natale al Sud (prodotto da Idea cinema e Mari film, distribuito da Medusa) con Massimo Boldi e Biagio Izzo, che ha incassato 2,89 milioni; e pure La cena di Natale, uscito in anticipo rispetto agli altri, prodotto da Iif e Rai Cinema, con Riccardo Scamarcio e Laura Chiatti, con un box office di 2,11 mln.
Da un lato c’è da evidenziare una sorta di accanimento terapeutico quando si insiste su fenomeni ormai decotti come Massimo Boldi o il trio Aldo, Giovanni e Giacomo. Dall’altro, tuttavia, c’è anche da ammettere un mancato ricambio generazionale: pensare che Paolo Ruffini o Lillo e Greg possano smuovere le masse è pura utopia, e in questo si deve dare ragione all’inventore dei cinepanettoni, Enrico Vanzina, nel momento in cui dice che «quando io ho cominciato c’erano attori favolosi come Troisi, Verdone, Benigni, Nuti, Abatantuono, ed erano tutti giovani. Oggi?».
Oggi ci sono ancora i Christian De Sica (65 anni) e i Frassica (66 anni). I «giovani» si chiamano Siani (41 anni) e Zalone (39 anni). E pure se si getta un’occhiata al parco registi nazionali, la mezza età regna sovrana: si va dai 46 anni di Paolo Sorrentino, ai 48 di Matteo Garrone e Fausto Brizzi, passando per i 49 anni di Luca Miniero, i 50 anni di Paolo Genovese, i 52 di Paolo Virzì, fino ai 54 anni di Giovanni Veronesi.