Avvenire, 3 gennaio 2017
Papa Francesco: «Difendiamo i bambini dai nuovi Erode dei nostri giorni»
La Chiesa ha bisogno di «pastori coraggiosi» che sappiano «custodire la vita e aiutarla a nascere e crescere». Non solo. Ha necessità che si trovi «il coraggio di proteggerla da nuovi Erode dei nostri tempi che fagocitano l’innocenza dei nostri bambini». Papa Francesco sceglie la festa dei Santi Innocenti – celebrata il 28 dicembre – con cui i calendari liturgici orientali e occidentali ricordano la “strage degli innocenti” per scrivere ai vescovi di tutto il mondo e denunciare con forza le atrocità e i crimini commessi contro i più piccoli esigendo da ciascun presule «tolleranza zero». «Non lasciamo che rubino loro la gioia», è il grido del Pontefice. Che per ben cinque volte nella lettera si affida alla parola “coraggio” per invitare a «prendere coscienza della realtà che molti dei nostri bambini oggi stanno vivendo» e a «lavorare per garantire loro le condizioni necessarie perché la loro dignità di figli di Dio sia non solo rispettata, ma soprattutto difesa».
Francesco chiede di ascoltare «il pianto e il lamento» dei ragazzi. Che sono oggetto di sfruttamento, che finiscono nel vortice della prostituzione o dell’emigrazione forzata, che sono vittime di abusi come è accaduto da parte di alcuni sacerdoti, annota il Papa. Un «peccato che ci fa vergognare», avverte Bergoglio che sottolinea «il lamento della nostra madre Chiesa, che piange non solo davanti al dolore procurato nei suoi figli più piccoli, ma anche perché conosce il peccato di alcuni dei suoi membri». Persone «che avevano la responsabilità della cura di questi bambini hanno distrutto la loro dignità». Quindi la condanna: «Deploriamo questo profondamente e chiediamo perdono. Ci uniamo al dolore delle vittime e a nostra volta piangiamo il peccato. Il peccato per quanto è successo, il peccato di omissione di assistenza, il peccato di nascondere e negare, il peccato di abuso di potere». E «anche la Chiesa piange con amarezza questo peccato dei suoi figli e chiede perdono». Da qui il richiamo a «rinnovare il nostro impegno affinché queste atrocità non accadano più tra di noi» e a «promuovere tutti i mezzi necessari e proteggere in tutto la vita dei nostri bambini». Poi l’invito a fare «nostra chiaramente e lealmente la consegna “tolleranza zero” in questo ambito». E che il appello del Papa chiami in causa ogni vescovo in prima persona appare esplicito sin dall’inizio del documento, nel quale Bergoglio si rivolge a ciascun destinatario. «Caro fratello – esordisce – oggi sento il bisogno di scriverti» perché «il Natale, nostro malgrado, viene accompagnato anche dal pianto». Il riferimento è al martirio dei neonati voluto da Erode che “confessarono Cristo non con la parola, ma con la loro morte”. Un episodio che esorta a «non ignorare, né a far tacere» il «gemito del fratello, dei bambini», spiega il Papa. E aggiunge: «Oggi tra la nostra gente, purtroppo – e lo scrivo con profondo dolore -, si ascolta ancora il lamento e il pianto di tante madri, di tante famiglie, per la morte dei loro figli, dei loro figli innocenti». In fondo, chiarisce Francesco, «contemplare il presepe è anche contemplare questo pianto, è anche avere un cuore sensibile e aperto al dolore del prossimo, specialmente quando si tratta di bambini, ed è anche essere capaci di riconoscere che ancora oggi si sta scrivendo questo triste capitolo della storia». Guai a isolare il presepio «dalla vita che lo circonda»: sarebbe come fare della Natività «una bella favola che susciterebbe in noi buoni sentimenti ma ci priverebbe della forza creatrice della Buona Notizia che il Verbo incarnato ci vuole donare».
Un modello di “ascolto” del Signore e di attenzione a quanto avviene è san Giuseppe. «Oggi anche a noi, pastori – afferma il Pontefice –, viene chiesto lo stesso, di essere uomini capaci di non essere sordi alla voce del Padre, e così poter essere più sensibili alla realtà che ci circonda». Come quella in cui l’infanzia è spezzata «sotto il peso del lavoro clandestino e schiavo, sotto il peso della prostituzione e dello sfruttamento», osserva Bergoglio. Innocenza «distrutta dalle guerre e dall’emigrazione forzata con la perdita di tutto ciò che questo comporta». Ancora. «Migliaia di nostri bambini sono caduti nelle mani di banditi, di mafie, di mercanti di morte che l’unica cosa che fanno è fagocitare e sfruttare i loro bisogni». E a titolo di esempio Francesco ricorda che «oggi 75 milioni di bambini – a causa delle emergenze e delle crisi prolungate – hanno dovuto interrompere la loro istruzione» ma anche che «nel 2015 il 68% di tutte le persone oggetto di traffico sessuale nel mondo erano bambini». D’altra parte, prosegue, «viviamo in un mondo dove quasi la metà dei bambini che muoiono sotto i 5 anni muore per malnutrizione». E nel 2016 «150 milioni di bambini hanno compiuto un lavoro minorile, molti di loro vivendo in condizioni di schiavitù». Il Papa cita anche un rapporto Unicef secondo cui «nel 2030 saranno 167 milioni i bambini che vivranno in estrema povertà, 69 milioni di bambini sotto i 5 anni moriranno tra il 2016 e il 2030 e 60 milioni di bambini non frequenteranno la scuola primaria di base». Del resto, conclude Francesco, «la gioia cristiana non è una gioia che si costruisce ai margini della realtà, ignorandola o facendo come se non esistesse» e «nasce da una chiamata – la stessa che ricevette san Giuseppe – a “prendere” e proteggere la vita, specialmente quella dei santi innocenti di oggi». La stessa cura è chiesta ai pastori di tutta la Chiesa.