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 2016  dicembre 29 Giovedì calendario

Pentiti per salvare i Giochi 2018, così Mosca cambia strategia

Un tentativo di alzare l’asticella dell’ammissione di responsabilità da parte della Russia nello scandalo doping, tenendo fuori i vertici di governo e il Cremlino. E salvare gli sciatori russi, caduti sotto la scure della seconda parte del rapporto McLaren, da una lunga squalifica, in vista dei Giochi invernali 2018 di Pyeongchang (Corea del Sud). Così sembrano spiegarsi, viste da Mosca, le «confessioni» fatte al New York Times da alti funzionari dello sport nazionale, tra cui l’autorevole Vitaly Smirnov, 81 anni, ex viceministro dello Sport sovietico, poi ministro, membro senior del Cio e uomo di fiducia di Putin, incaricato del repulisti nello sport russo. Spiegazioni smentite subito dopo, forse nel consueto gioco delle parti.
Eventi revocati e a rischio
Per 7 mesi, dopo le rivelazioni dagli Usa della gola profonda Grigori Rodchenkov che portarono all’indagine Wada, la strategia russa è stata negare ogni responsabilità collettiva o di Stato nelle violazioni, scaricando la colpa su atleti e allenatori. Lo stesso Putin pochi giorni fa, tornando sul tema, ha preferito gettare dubbi sull’onestà di Rodchenkov. Ora non basta più: Mosca è nel mirino delle authority sportive internazionali. Dopo la perdita dei Mondiali di bob e skeleton spostati in Germania, il ritiro del diritto di organizzare i Mondiali di pattinaggio di velocità a Chelyabinsk, la Federazione russa di sci ha dovuto rinunciare a ospitare le finali di Coppa del Mondo di biathlon in marzo. Mosca, stando al New York Times, teme di veder svanire insieme con la reputazione sportiva i soldi degli sponsor. Di qui l’apertura: meglio scusarsi e ammettere le colpe prima di tornare a ospitare competizioni olimpiche. Magari nella speranza che l’arrivo di Trump alla Casa Bianca cambi il quadro anche nello sport. Ieri la Fifa si è detta pronta a imporre sanzioni contro il calcio russo in caso di conferma dell’uso di doping per i calciatori citati da McLaren, ma per il presidente Infantino i Mondiali 2018 in Russia non vanno toccati.
Atleti nel mirino del Cio
L’emergenza per Putin però sono i Giochi invernali di Pyeongchang. Dopo la pubblicazione del secondo capitolo Wada, il Cio ha avviato una procedura contro 28 atleti russi di Sochi 2014 sospettati di doping (tra cui la biathleta Olga Vilukhina argento nella 7,5 km sprint, gara in cui l’italiana Karin Oberhofer fu quarta e quindi ora potrebbe sperare nel bronzo), chiedendo anche il totale riesame di tutti i campioni prelevati da atleti russi dopo le Olimpiadi 2010 a Vancouver. E il 23 dicembre la Federazione internazionale di sci ha imposto la sospensione temporanea dalle competizioni internazionali di sei fondisti (Evgenia Shapovalova, Yulia Ivanova, il campione del mondo 2015 Maxim Vylegzhanin, Alexey Petukhov campione del mondo 2013 nella sprint a squadre, Alexander Legkov oro nella 50 km ai Giochi di Sochi e il bronzo mondiale in staffetta in Val di Fiemme 2013 Evgeny Belov). Legkov e Belov martedì scorso hanno spedito una lettera alla Fis chiedendo di revocare la decisione per partecipare al Tour de Ski. I due dichiarano di non aver mai assunto sostanze vietate e che la sospensione è immotivata.