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 2016  dicembre 29 Giovedì calendario

Egitto, il capo degli ambulanti: «Consegnai Regeni ad Al Sisi»

«L’ultima volta che ho parlato con Giulio Regeni è stato il 22 gennaio scorso, ho registrato la chiamata e l’ho mandata al ministero degli Interni». Il capo del sindacato degli ambulanti egiziani Mohamed Abdallah torna sull’assassinio del ricercatore friulano, di cui alcune settimane fa aveva ammesso di aver parlato con la polizia sospettandolo di spionaggio, in un’intervista all’edizione araba dell’Huffington Post. Abdallah, che era stato contattato da Regeni durante i suoi studi sulle organizzazioni indipendenti dei lavoratori, l’aveva incontrato diverse volte e, a detta degli amici egiziani del giovane italiano, chiedeva soldi, appoggi, un cellulare nuovo. Adesso, ricontattato al telefono da La Stampa, ripete le stesse cose: «ho detto quanto dovevo».
«Abbiamo sospettato di Abdallah sin dal primo giorno, sapevamo che era un informatore del governo, ma queste sue nuove dichiarazioni non ci dicono ancora chi ha materialmente ucciso Giulio» racconta al telefono dal Cairo Hoda Kamel dell’Egyptian Center for Economic and Social Rights. Di nuovo in realtà il rappresentante degli ambulanti dice che ha consegnato Giulio Regeni al ministero degli Interni e rivendica di esserne fiero perché «sono orgoglioso di lavorare con i poliziotti» e perché «era strano che uno studente straniero si occupasse tanto del mio Paese».
L’inchiesta su Regeni ha subito una accelerata nelle ultime settimane quando è sembrato che la Procura del Cairo iniziasse seriamente a indagare sulla pista interna, archiviando mesi e mesi di depistaggi sul presunto spionaggio straniero o la criminalità comune, di fatto pressoché inesistente al Cairo. Negli ultimi giorni diversi giornali egiziani filo-governo come Masralarabia hanno scritto che l’Egitto avrebbe consegnato all’Italia i nomi dei poliziotti responsabili dell’omicidio, sottintendendo che la Procura starebbe ormai indagando sugli ambienti delle forze dell’ordine. In realtà a novembre la procura del Cairo ha convocato una ventina di poliziotti legati all’assassinio della presunta banda criminale responsabile del caso Regeni (in realtà poveri innocenti)). Solo tre di quei poliziotti si sono presentati, gli altri sarebbero stati bloccati proprio dal ministero dell’Interno.
Qualcosa si muove ma nell’entourage frequentato da Regeni al Cairo domina lo scetticismo: «Siamo tutti schedati, molti di noi non possono più lasciare il Paese». Il migliore amico di Giulio al Cairo, un ragazzo molto poco disponibile a tacere, ha perso tre lavori dopo la sua morte. Il sospetto è che si cerchi un nome come Mohamed Abdallah o più nomi di poliziotti senza gradi per scrivere la parola fine al capitolo Regeni. La crisi economica in Egitto morde l’anima del Paese, la promessa che accompagna il taglio dei sussidi è che i giacimenti nel Mediterraneo sponsorizzati dall’Eni rilanceranno il Paese a partire dal 2018, lasciando intendere che bisogna aspettare ancora due anni durante i quali pacificarsi con l’Italia.