la Repubblica, 29 dicembre 2016
Influenza, 1,3 milioni già a letto. Il picco atteso dopo l’Epifania
Febbre, dolori, mal di testa. Centinaia di migliaia di italiani stanno sperimentando i fastidi dell’influenza in anticipo di tre o quattro settimane rispetto agli anni passati. Per tanti, la degenza è condita anche da un viaggio al pronto soccorso, di solito perché ci sono complicanze importanti, ma talvolta per la semplice paura che si tratti di qualcosa di peggio. Ad esempio di meningite da meningococco, la malattia violenta e potenzialmente mortale che in Toscana ha fatto partire una una campagna di vaccinazione straordinaria a causa dell’alto numero di casi e che preoccupa pure chi vive altrove, malgrado nelle altre regioni la diffusione in questo 2016 sia stata praticamente identica a quella degli anni passati. Basta un sospetto per far scattare la paura del meningococco di tipo C. È il caso di Roma, dove una maestra della scuola elementare “Cesare Battisti” è morta il 26 dicembre per un’infezione batterica che all’inizio sembrava provocata proprio dal meningococco. La Asl, di fronte alla preoccupazione delle famiglie, ha fatto così partire la profilassi antibiotica tra alunni e colleghi della docente, finché ieri gli esami non hanno chiarito che ad ucciderla è stata l’escherichia coli, un batterio non contagioso e che molto raramente è in grado di provocare un’infiammazione delle meningi letale.
La settimana scorsa sono rimasti a letto a causa dell’influenza in 440mila, e in quella in corso si supererà certamente il mezzo milione. La curva disegnata sul grafico dell’Istituto superiore di sanità che illustra la diffusione della malattia stagionale si è impennata già prima di Natale, e il numero totale dei casi registrati fino ad ora ha superato il milione e 300mila. L’incidenza di 7,23 malati ogni mille abitanti è già superiore a quella massima raggiunta in alcune delle stagioni passate, tra le quali quella 2015-2016, quando la malattia fu molto poco diffusa. «Nella cinquantunesima settimana di quest’anno – è spiegato nell’ultimo report dell’Iss – si osserva un forte aumento dell’attività virale, e la curva epidemica delle sindromi influenzali anticipa le precedenti stagioni».
La malattia si è dunque manifestata tre o quattro settimane prima del previsto e per questo si attende il picco, cioè il numero massimo di casi in una settimana, già dopo l’Epifania. La categoria più colpita al momento è quella dei bambini, in particolare i più piccoli, da 0 a 4 anni, ma nei prossimi giorni ci si aspetta un maggiore coinvolgimento anche di giovani e adulti. Gli studi dei pediatri, che non fanno visite a domicilio, e dei medici di famiglia, questa settimana stanno scoppiando. Non solo a causa dell’influenza, ma anche per i tantissimi casi di problemi virali più blandi, che di solito danno febbre e problemi respiratori o mal di pancia solo per un paio di giorni e si trasmettono rapidamente all’interno delle famiglie.
La diffusione sempre più marcata della malattia di stagione ha fatto crescere immediatamente la pressione sul sistema sanitario, in particolare su 118, guardia medica e soprattutto pronto soccorso. Le sale di attesa degli ospedali sono stracolme di pazienti, in molti casi persone con problemi cronici che sono degenerati a causa della sindrome influenzale. Molte strutture vanno in crisi e chi sta male è costretto a sopportare lunghe code.
Nei casi peggiori c’è difficoltà anche a trovare letti per ricoverare i pazienti più gravi nei reparti, il che di solito obbliga le persone a restare in attesa sulle barelle. A Roma ci sono già diversi ospedali in difficoltà e al San Camillo si segnalano lettighe e disagi per i pazienti. Ma la richiesta di cure riguarda i pronto soccorso di tutta Italia, ovunque sta diventando problematico dare una risposta rapida a chi si sente male. E la possibilità che la curva d’incidenza dell’influenza continui a salire invece di fermarsi al picco preoccupa i medici.