Corriere della Sera, 29 dicembre 2016
Hollande libera la donna che uccise il marito
«Il posto della signora Sauvage non è in prigione, ma dalla sua famiglia». François Hollande mette un punto alla vicenda tormentata della donna che uccise il marito violento, e questa volta la grazia ha effetto pieno: «La detenzione finisce immediatamente», chiarisce in un tweet il presidente francese. Dal pomeriggio di ieri Jacqueline Sauvage, 69 anni, è libera, come chiedevano da tempo associazioni, appelli, le figlie in una lettera all’Eliseo, la prima pagina del quotidiano Libération; l’attrice Éva Darlan che ha guidato il comitato di sostegno; l’avvocato Nathalie Tomasini che adesso esulta «stesa dall’emozione».
È stata una lunga battaglia, fallita in parte nelle aule di giustizia, vinta nell’opinione pubblica: il riconoscimento di fatto della legittima difesa nonostante la condanna per omicidio volontario. Uno di quei casi di cronaca che smuovono leggi e costumi.
La storia in Francia è nota e abbondantemente scandagliata. Nel villaggio di La Selle sur le Bied, tra Parigi e Orléans, nel pieno centro del Paese, la sera del 10 settembre 2012, Jacqueline Sauvage carica il fucile e spara tre colpi alla schiena del marito, Norbert Marot, seduto in terrazza a sorbire whisky. Lo uccide, di spalle, apparentemente a freddo. La ricostruzione dei 47 anni di matrimonio dipinge, però, un quadro atroce: stupri, induzione al suicidio, percosse, umiliazioni. La vittima, il signor Marot, si rivela «un uomo violento, tirannico, perverso e incestuoso», parole delle figlie.
Nondimeno la corte sentenzia per la donna dieci anni di reclusione, confermati in ogni grado e diventati definitivi il 3 dicembre 2015. Centinaia di persone in piazza, 400 mila firme, lo scorso gennaio Hollande invita le tre figlie Marot all’Eliseo, quindi concede una grazia «parziale»: condona due anni e quattro mesi, per i conteggi della giustizia ci sono i termini della libertà condizionale. La signora si prepara a lasciare il penitenziario di Réau, la procura dà parere favorevole, ma il tribunale di sorveglianza si mette di traverso: non è matura, non è pentita.
Ricomincia la campagna per la liberazione, si riapre il dibattito. Non si tratta di difendere il diritto a uccidere, intervengono i suoi avvocati su Le Monde, ma di riconoscere la specificità delle donne vittime di violenza coniugale. Quasi un anno di attesa, infine, agli sgoccioli della sua presidenza, Hollande si decide e accorda la grazia, stavolta completa.