Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2016  dicembre 29 Giovedì calendario

Primi cavalli italiani per i Corazzieri. «Selezionati per averli così alti»

L’obiettivo si avvicina rapidamente, la data è già segnata in rosso sul calendario: 7 gennaio 2017, Festa del Tricolore. Nella caserma romana «Negri di Sanfront» del Reggimento Corazzieri, teneramente accuditi dai loro cavalieri, stallieri e maniscalchi, ecco che Isacco, Fosforo e Futuro si stanno preparando per lo storico debutto di quel giorno, quando nella piazza del Quirinale parteciperanno anche loro al cambio della guardia in grande uniforme. Sono i tre puledri di razza Murgese entrati da poco a far parte della nobile scuderia dei «moschettieri della Repubblica». Tre cavalli rigorosamente italiani, dunque, dopo che per una vita i corazzieri del Quirinale hanno montato quadrupedi irlandesi, polacchi, tedeschi, non per una forma ottusa di esterofilia ma per una ragione molto semplice: l’altezza.
«I cavalli italiani quasi mai per natura superano l’asticella di un metro e 75 al garrese – spiega il comandante dei corazzieri, il colonnello dei carabinieri Alessandro Casarsa —. Ed è chiaro che per il nostro Reggimento, formato da uomini giganti che vanno da un metro e 90 fino ai 2.07 del corazziere Bassetto (fa proprio così di cognome ndr ) con dieci chili di peso supplementare tra elmo e corazza, sono necessari cavalli adeguati. Per questo siamo sempre andati a pescarli all’estero. Ora, però, a forza di esperimenti, selezioni e incroci di sangue nel centro di allevamento equestre di Martina Franca, in Puglia, sono nati questi tre puledri (già 1,74 al garrese) che possono segnare la svolta. Cavalli solo italiani e a costo zero. Anche questo è un aspetto da non sottovalutare...».
Il centro di Martina Franca che ha sfornato i tre puledri «oversize» appartiene al Corpo Forestale dello Stato, che per legge dal prossimo primo gennaio sarà integrato nell’Arma. Ecco, perciò, che Isacco, Fosforo e Futuro rappresentano anche la prima forma concreta di sinergia tra le due realtà operative. «Così finalmente è nato il cavallo murgese corazziere – annuncia il colonnello Casarsa, in carica dal settembre 2015 – facendo accoppiare gli stalloni e le fattrici più slanciate della razza indigena». Cavalli a costo zero, dicevamo, mentre quelli stranieri vengono pagati sul mercato 4-5 mila euro ciascuno.
Oltretutto, a Martina Franca, i cavalli vengono cresciuti con il sistema della «doma dolce», cioè imparano da subito a farsi toccare e manipolare dall’uomo. E questo sicuramente aiuterà i corazzieri, perché un’altra caratteristica necessaria per «salire» al Quirinale è quella di essere «buoni di indole – così spiega il tenente colonnello Gaspare Giardelli, comandante del Gruppo Squadroni— e avere una predisposizione naturale a lavorare in mezzo alla folla, per non correre il rischio d’imbizzarrirsi al primo suono di clacson o se una vecchietta lungo i Fori Imperiali apre a scatto il suo ombrello o un bambino agita a pochi metri una bandierina. Infatti, per esempio, anche il maremmano avrebbe l’altezza giusta, ma è un cavallo cocciuto, ombroso, nevrile, già quando intorno a lui è tutto calmo. Figuriamoci al passaggio delle Frecce Tricolori...».
Nelle scuderie della caserma «Negri di Sanfront» ci sono attualmente cinquanta cavalli, di mantello baio (marrone con criniera e coda nere) o morello (tutto nero), quasi tutti stranieri o «immatricolati» successivamente da noi.
Il sogno del comandante Casarsa è di rimpiazzarli negli anni con cavalli tutti nati in Italia, in linea con la volontà del Quirinale, che segue il progetto «con particolare attenzione».