Corriere della Sera, 29 dicembre 2016
Sciabile, regolare e di 10 tipi diversi: come è cambiata la neve artificiale
Non c’è più la neve di una volta. Nemmeno quella artificiale! Oggi è migliore, più sciabile e regolare. E se ne possono fare diversi tipi. Se gli sciatori se la godono sulle piste nonostante per il secondo anno consecutivo gran parte delle Alpi siano senza neve, devono ringraziare due fratelli originari di Avellino. Faceva freddo in Massachusetts più di 50 anni fa, e il frutteto dei fratelli Tropeano rischiava di essere distrutto dal gelo. Così pensarono di difenderlo producendo con una macchina uno strato di nebbia, creando una specie di effetto serra. Da quei tubi però invece di vapore acqueo uscì neve. Era fatta! Avevano inventato il primo rudimentale cannone sparaneve. Da quel prototipo involontario gli impianti furono perfezionati e nacquero i famosi cannoni, importati in Italia nel ‘74. Dagli anni settanta si spara neve sulle piste, sia quando tarda a cadere quella naturale, sia quando si vuole che il manto su cui sciare sia compatto, regolare e resistente ai passaggi degli sciatori. E spesso nei punti critici viene sparata neve anche sopra quella naturale. La neve artificiale, che gli addetti ai lavori preferiscono chiamare neve programmata (i componenti, acqua e aria, sono del tutto naturali) è prodotta con un processo che imita di fatto quello naturale. Il cannone sparaneve pompa e nebulizza l’acqua liquida in ingresso e questa poi, sotto forma di piccolissime goccioline, ghiaccia quasi subito al contatto con l’aria a temperature inferiori a 3 gradi sotto zero. Un cannone per la produzione di neve quindi non fa altro che ripetere più velocemente ciò che avviene in natura. Sul processo influisce sia la temperatura che l’umidità dell’aria: più bassa è l’umidità, maggiore sarà l’efficienza della trasformazione dell’acqua in neve. Durante gli anni Novanta si studiarono applicazioni per automatizzare le macchine per produrre la neve. E nel ‘94 il primo cannone automatico con sistema centrale di alimentazione dell’aria fu una rivoluzione. Gli sviluppi successivi hanno puntato ad aumentare la quantità di neve prodotta e l’efficienza dei cannoni. Oggi in base alle diverse tecniche i consumi energetici si sono ridotti mantenendo un’elevata quantità di neve prodotta. Esistono cannoni a elica e le cosiddette «lance» ma il principio su cui funzionano è simile. Il più grande cannone è a Zermatt, 15 metri per 30 tonnellate. Anche per gli sciatori le cose sono cambiate. Lo stato della pista dipende da come è stata fatta la neve. I criteri di preparazione si sono evoluti. «Un tempo si apriva il rubinetto del cannone e ci si doveva accontentare della neve che usciva. Con i nuovi cannoni automatici si possono programmare dieci tipi di neve – dice l’architetto Enrico Ghezze, presidente dell’Associazione impianti di Cortina —. Si può scegliere se farla umida o secca e farinosa. C’è un computer che stabilisce il rapporto aria-acqua, con sonde sensibili che modificano i parametri minuto per minuto. Di solito si inizia a preparare la pista con neve umida che copra bene i sassi, sopra si produce neve più sciabile, farinosa, prima di aprire al pubblico. Rispetto alla difesa dell’ambiente in base alla “Carta di Cortina” è stato fatto un accordo con l’Enea e a fine inverno uscirà un documento che certificherà procedure e costi per produrre la neve». Molti sciatori abituati alla neve artificiale troverebbero difficoltà ad adattarsi a quella naturale.