Libero, 29 dicembre 2016
Tar sport
La decisione della Raggi di vietare i botti di capodanno già appariva ridicola, perché sembrava un incentivo all’uso – come se li vietassero a Napoli – e però il vero botto l’ha fatto il Tar, che ha sospeso l’ordinanza «con decreto cautelare urgente» ma in compenso ha fissato la camera di consiglio al 25 gennaio prossimo. Cioè: hanno già deciso,ma devono ancora parlarne. Il risultato non è quello di prospettarci una Raggi cornuta e mazziata – a quello siamo abituati – e non è neppure quello di farci chiedere se un sindaco, ormai, non possa neppure vietare i fuochi d’artificio nella propria città. Il risultato è che continuiamo a non comprendere il ruolo dei Tar in una giurisdizione italiana impazzita ormai da tempo. I Tribunali amministrativi regionali (Tar) esistono solo dal 1971 e c’è da chiedersi come facessimo prima di allora, ma almeno sappiamo di che cosa si occupano esattamente oggi: di tutto. Basta il ricorso di chiunque e il Tar (tre magistrati in croce) con la sua straripante intrusività può condizionare e ingolfare riforme, leggi, ordinanze, nomine e destini di politici o di altri magistrati, il tutto sindacando l’esercizio di ogni potere pubblico disponibile su piazza. Già la politica è subordinata alla proliferazione di sentenze (corti anche europee, tribunali, procure e cassazioni) ma da qualche anno a scatenarsi sono i soloni del Tar: sempre che poi non si ricorra – ci sono anche loro – al Consiglio di Stato.