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 2016  dicembre 28 Mercoledì calendario

L’Italia dopo Caporetto, la vittoria sul Piave

In occasione del centenario della Grande guerra, fra i libri che ho letti, o riconsultati, c’è stata anche la Storia della Prima guerra mondiale (Rizzoli, 1968), dello storico militare Basil Henry Liddell Hart. Questo autore attribuisce il merito della vittoria conseguita a Vittorio Veneto (alla quale dedica solamente poche righe a pag. 489) alle iniziative del comandante d’armata inglese lord Cavan, ignorando il ruolo dell’esercito italiano. Probabilmente noi italiani, per quella vittoria, abbiamo forse troppo esaltato i meriti del nostro esercito. Credo, però, che lo storico inglese abbia esagerato in senso opposto.
Calogero Chinnici
kalkinni2@gmail.com

Caro Chinnici,
Frederick Lambart, conte di Cavan, aveva combattuto nella Somme (una delle più sanguinose battaglie francesi della Grande guerra), era stato inviato in Italia con un corpo d’armata dopo la rotta di Caporetto ed era stato nominato comandante delle forze britanniche sul fronte italiano agli inizi del 1918.
Nella sua storia della Prima guerra mondiale Liddell Hart non gli attribuisce esplicitamente il merito della vittoria, ma scrive che gli uomini di Cavan, intervenuti tempestivamente, riuscirono a presidiare il guado del Piave e facilitarono così l’attacco che il generale Diaz lanciò contro Vittorio Veneto, il 27 ottobre, per rompere il fronte austriaco. Sarei sorpreso se uno storico inglese, raccontando una grande vicenda militare, non desse spazio e lustro al contributo del suo Paese. Altri storici di altri Paesi hanno fatto altrettanto. Terminata la Grande guerra, scoppiò quasi subito un altro conflitto, fortunatamente incruento, sulle singole operazioni militari e sui meriti o demeriti delle formazioni dei Paesi che ne furono protagonisti.
Più distaccato e meno partigiano mi è sembrato il libro sulla Grande guerra di uno storico tedesco della Università di Berlino. L’autore è Oliver Janz e il libro, apparso in Italia presso Einaudi nel 2014, è «1914-1918. La Grande Guerra». Janz osserva con ragione che Armando Diaz, subentrato a Cadorna dopo Caporetto, dette prova di grande prudenza. Aveva risollevato il morale delle forze armate con provvedimenti che dimostravano forte sensibilità per le condizioni delle truppe, era popolare nel Paese ed era fortemente sollecitato dal governo a cui premeva, dopo Caporetto, il riscatto di una grande vittoria. Ma decise di attaccare soltanto quando le notizie provenienti da Vienna segnalarono l’imminente collasso del fronte interno dell’Impero austro-ungarico.
Vi fu certamente una vittoria, ma non così trionfale come fu descritta da allora nella vulgata nazionalistica italiana.
La vera vittoria, caro Chinnici, fu la tenuta morale del Paese e la voglia di riscatto che caratterizzarono la società italiana dopo le disastrose giornate dell’ottobre 1917.