Corriere della Sera, 28 dicembre 2016
Ecco un perché dei lutti eccellenti di questo 2016
Non è solo un’impressione. Il 2016 è stato un annus horribilis per tante ragioni. Tra ques-te, le morti di personaggi eccellenti che, in vita, hanno avuto la rara capacità di abitare il nostro paesaggio mentale: amati o odiati, guardati con ammirazione o con sospetto, stavano lì da anni, vitalissime presenze pubbliche e insieme familiari. Personalità le cui biografie hanno segnato un confine, un prima e un dopo, personaggi che hanno inventato un nuovo pezzo di storia collettiva ma cambiando anche il nostro immaginario individuale. Personaggi-corpo, ingombranti. Pensate a Fidel Castro e a Muhammad Alì. Pensate a quanta parte della nostra vita emotiva hanno occupato le facce e le parole di Car-lo Azeglio Ciampi, di Umberto Eco, di Umberto Vero-nesi e di Dario Fo... Personaggi-antonomasia: la Politica, lo Sport, la Letteratura, la Scienza, il Teatro, la Musica... Pensate alle voci di David Bowie e di Leonard Cohen, colonne sonore di generazioni e latitudini diverse. Ora appunto sappiamo, grazie a un’indagine della Bbc, che non era solo un’impressione. È proprio vero che tanti miti, nel 2016, ci hanno lasciati: più che negli anni precedenti. Miti di ieri, rimasti miti d’oggi e destinati a sopravvivere nella memoria dei posteri. Nick Serpell, editorialista degli obituaries, attribuisce questo incremento di celebrità defunte al volano di popolarità rappresentato dalla televisione e dalla musica pop: due impareg-giabili moltiplicatori di fama. Siamo orfani, insom-ma, delle star prodotte dalla cultura di massa. E lo saremo sempre più. Prepariamoci dunque a fare scorta di lacrime: non più solo per la dipartita dolo-rosa dei nostri parenti, ma anche per la crescita espo-nenziale dei futuri cadaveri eccellenti che oggi abitano – da vivi molto vivi, a volte più presenti e invadenti dei nostri familiari – la nostra quotidianità sentimentale.