La Stampa, 28 dicembre 2016
La difficile arte del riordino quando le feste sono finite
Il terzo cavatappi (artistico, di design). Il quarto libro di ricette che non proverete mai, il quinto tagliere, la sesta sciarpa nera, la settima cover per il cellulare, l’ottavo nano (da giardino). Seduti su una piramide di gadget, libri, utensili regalati in buona fede, o peggio, acquistati sconsideratamente, a un certo punto vi chiedete: che fare?
Dopo Marie Kondo, regina dell’organizzazione casalinga arriva un altro tormentone. Tre sillabe: Dan-Sha-Ri, il mantra di Hideko Yamashita, un metodo infallibile per liberarsi del superfluo («Riordina la tua vita», che esce da Fabbri il 19 gennaio, ha venduto tre milioni di copie in Giappone e Corea). Esiste una buona ragione per provare. L’eccesso di oggetti, sostiene Hideko Yamashita, impedisce l’arrivo della buona sorte. Il cammino è complesso e ci sono molte regole: la Legge della Quantità totale, la Legge del Gesto Unico, la Legge dell’Esecuzione automatica. Pazienza. ll Dan-Sha-Ri non spiega come svuotare uno sgabuzzino, ma offre una filosofia applicabile a qualsiasi spazio. Anche a quello interiore. La metafora non è «cool», ma «Dan-Sha-Ri» è un po’ come un lassativo per le case non sottoposte a cernita. Può valere la pena, dopo le feste, di accogliere un piano detox. Buoni propositi, dieta, palestra. E Dan-Sha-Ri.
Dan. Rifiutarsi di possedere cose di troppo. La prima trappola, che scatterà nei prossimi giorni, è quella degli sconti-saldi. Compriamo un paio di scarpe, una maglia, un cappello, perché ci piace e costa poco, ipnotizzati dalla possibilità di un affare. Tutto poi finirà in un armadio e qualche volta dimenticheremo quell’acquisto. Il Dan-Sha-Ri è una filosofia dell’essenziale: limitare le scorte (non c’è nessuna carestia in arrivo) e usare le coordinate «io -adesso» (servono davvero le di plastica posate monouso, i mini-saponi presi negli alberghi durante le vacanze?). È scientifico: «Solo il 20% degli oggetti che possedete ha valore perché è in uso. Otto volte su 10 questo 20% è sufficiente. Non provate il senso di mancanza che una volta su cinque!». Più cose possedete, più vi sentite obbligati a tenerle sotto controllo. E non trovate mai niente.
Sha. Buttare, Smistare, Vendere. Il primo passo è capire che cosa vi lega agli abiti stivati in un armadio o all’orribile maglione della zia. Se c’è affetto, teneteli, ma se c’è solo attaccamento o timore dello spreco, sbarazzatevene. Quante cose avete raccolto senza averle scelte? Regali di Natale e di compleanno, gadget omaggio, cataloghi, scatole, Per praticare il Dan Sha Ri bisogna svuotare armadi e cassetti e capire a quale categoria di accumulatori appartenete: 1) in fuga dalla realtà (non abbiamo tempo), 2) con forte attaccamento al passato (conserviamo tutto, non si sa mai) e con un grande ansia verso il futuro (meglio fare scorte).
Affrontate la giacca con le spalline Anni 80, Krizia, costata un capitale (in lire). Sta tornando di moda, ma i bottoni non si chiudono. Vendetela su un sito di abiti vintage. Smistate. Ragionate sui regali ricevuti nel tempo. Molti sono inutili, ma vi viene in mente l’amico-a che ve li ha regalati e vi sembra di farle un torto. Hideko Yamashita consiglia un rituale: «In occasione della separazione dite ad alta voce all’oggetto che abbandonate: “Mi dispiace” e “Grazie”. Ringraziate le cose di cui vi liberate dopo averle utilizzate a lungo. A quelle che non avete saputo/potuto/voluto usare dite che siete desolati». E ciao. Il cerchio emotivo è chiuso.
Ri (Distacco). Il distacco è un acceleratore di cambiamenti. Una volta eliminato il superfluo, emergerà il vostro vero io. Esempio: da qualche parte avete una tazza di porcellana che non usate mai per paura di romperla. Che cosa significa? Che pensavate di valere meno di quella tazza. Dopo aver scartato gli oggetti inutili, cominciate a trattarvi bene. Meritate di circondarvi degli oggetti più belli. Bicchieri di cristallo, lenzuola di lino, posate d’argento. Il Ri è il momento in cui le cose raggiungono il posto dove devono stare. Accanto a voi, in casa di qualcun altro o nel bidone. Quanto al possesso, arriverete alla conclusione che tutto, anche la vita è solo un prestito.