La Stampa, 28 dicembre 2016
«La Somalia non è in grado di accogliere i suoi profughi»
«La Somalia non è pronta ad accogliere i profughi di Dadaab, il mondo lo sa». A parlare è Liesbeth Aelbrecht, capo missione di Medici Senza Frontiere in Kenya. Secondo Msf, 25 anni di guerra civile hanno lasciato «una situazione catastrofica» e il governo di Hassan Sheikh Mohamud «non è ancora in grado di fornire infrastrutture e servizi di base» quali acqua, presidi sanitari e scuole per il reinserimento di migliaia di persone.
Quali sono i rischi maggiori?
«I profughi temono soprattutto violenze sessuali o il reclutamento forzato in gruppi armati come Al Shabaab. Tuttavia, va ricordato che solo due mesi fa l’Onu ha messo in guardia sul fatto che 5 milioni di persone in Somalia stanno patendo la fame e che migliaia di bambini sono a rischio malnutrizione».
Quanto è radicato Al Shabaab nel Paese?
«Il gruppo islamista controlla ampie porzioni di territorio ed è in grado di colpire anche la capitale Mogadiscio».
Il Kenya sostiene che Dadaab rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale proprio perché offre rifugio agli jihadisti somali. È vero?
«Msf riconosce al Kenya il diritto di garantire sicurezza e protezione ai propri cittadini. Non sappiamo quanto Al Shabaab sia presente nel campo, in ogni caso riteniamo inaccettabile che migliaia di persone vengano punite per le azioni di pochi».
Che cosa dice il diritto internazionale?
«La decisione di chiudere il campo di per sè non costituisce una violazione del diritto internazionale. Tuttavia, i profughi presenti in Kenya godono dello status di rifugiati e non possono essere espulsi o rimpatriati forzatamente».
Ci sono altre soluzioni?
«Il trasferimento in campi più piccoli in Kenya, i reinsediamenti in Paesi terzi o l’integrazione dei rifugiati nella comunità keniota rappresentano valide alternative ai rimpatri. Ciononostante Msf è convinta che il campo di Dadaab non vada smantellato».