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 2016  dicembre 28 Mercoledì calendario

Sui giudici in pensione a 72 anni scontro tra i renziani e Orlando

Dietro il termine asettico di «proroga», che significa spostare l’asticella della pensione per i magistrati da 70 anni (come ha imposto la riforma della Madia) a 72 anni, come era prima, si accende l’ennesima guerra dentro il Pd. Matteo Renzi, e soprattutto Andrea Orlando, si erano impegnati un mese fa con l’Associazione nazionale magistrati a fare appunto la «proroga». Veicolo individuato, un emendamento nella legge di fine anno, detta Milleproroghe. Guarda caso siamo alla vigilia del primo consiglio dei ministri dell’era Gentiloni. Ma la questione di prorogare il pensionamento dei giudici (risolvendo la disparità introdotta da un decreto proprio di Renzi che aveva concesso due anni in più solo ai vertici della Cassazione) non è affatto liscia. Anzi, minaccia di diventare una bomba a orologeria.
Lo strappo
«L’ennesima proroga del pensionamento dei magistrati oltre il settantesimo anno di età – ha annunciato ieri sera Donatella Ferranti (Pd), presidente della Commissione Giustizia della Camera – non ha ormai più ragione di essere. Tutti i correttivi necessari sono già stati attuati e la riforma Madia del 2014 deve ormai andare a regime».
Ferranti va dunque contro quell’accordo a tre tra Renzi, Orlando e Davigo. La mossa non dev’essere isolata, però, se a ruota si esprime anche il super-renziano David Ermini, responsabile Giustizia del partito: «In merito al tema del pensionamento dei magistrati – afferma – una qualsiasi proroga sarebbe fuori sistema e intralcerebbe il proficuo lavoro che il Consiglio Superiore della Magistratura sta svolgendo sulle nomine dei direttivi».
È davvero un fulmine a ciel sereno che sembra cancellare la fase «zen» dei renziani. Si ricomincia a duellare. E si inizia dai magistrati, bestia nera di Renzi e dei suoi.
Ministero spiazzato
E l’accordo di novembre? «Non mi risulta – dice Ferranti – che ci fosse alcun accordo. C’era un impegno a una verifica. Che s’è fatta. Ulteriori proroghe potrebbero essere solo causa di inefficienza organizzativa. Tutti i correttivi necessari sono già stati attuati e la riforma Madia del 2014 deve ormai andare a regime».
Ermini usa parole analoghe. E mentre al ministero della Giustizia, retto dal non renziano Orlando, sbigottiscono, e già s’aspettano di dover fronteggiare l’ira funesta di Davigo, la Ferranti conclude severa: «Ulteriori proroghe potrebbero essere solo causa di inefficienza organizzativa».