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 2016  dicembre 28 Mercoledì calendario

Ci si chiede come mai la Vigilanza Bancaria Europea, che ancora il 23 dicembre si accontentava per Mps di un aumento di capitale da 5 miliardi, ne voglia adesso, con lettera scritta al Tesoro e da questo girata al Monte dei Paschi, addirittura 8,8, cioè il 75% in più

Ci si chiede come mai la Vigilanza Bancaria Europea, che ancora il 23 dicembre si accontentava per Mps di un aumento di capitale da 5 miliardi, ne voglia adesso, con lettera scritta al Tesoro e da questo girata al Monte dei Paschi, addirittura 8,8, cioè il 75% in più.

Come mai?
S’è capito questo: che i cinque miliardi andavano bene quando i soldi per l’aumento di capitale li mettevano i privati. I privati infatti, prima ancora di entrare, avrebbero imposto la vendita delle sofferenze, incassando 5-10 miliardi da un monte crediti incagliati di 27. Quindi, si aumentava il capitale di un istituto che s’era già liberato della carta indigesta. Ma la ricerca dei privati disposti a mettere cinque miliardi in un’azienda che vale 500 milioni è andata a vuoto, quindi interverrà lo Stato. Il quale venderà le sofferenze solo dopo aver versato i denari dell’aumento di capitale. Facendo i calcoli (che le risparmio) relativi a un istituto bancario che ha ancora in pancia quei crediti marci, il capitale necessario, secondo l’Europa, non è più di 5,5, ma di 8,8.  

Mi sembra un andare a cercare il  pelo nell’uovo. I crediti incagliati alla fine saranno venduti.
A parte il fatto che si tratta ancora di capire se saranno venduti al 40 o al 17 per cento del valore nominale (il Fondo Atlante, che pareva disposto a dare una mano, s’è sostanzialmente tirato indietro), il punto è che il test a cui è stato sottoposto il Monte in questo caso è uguale al test a cui furono sottoposte a suo tempo le banche greche. E il numero 8,8 discende alla fine soprattutto da questo: la banca di Siena, così com’è adesso, è identica nell’opinione del mondo a una banca greca dei tempi bui e sarebbe piuttosto da «liquidare lentamente» e non da salvare. Weidman, presidente di Bundesbank, e Isabel Schnabel, uno dei cinque saggi che consigliano il governo di Berlino, hanno espresso grande preoccupazione per lo stato di Mps e per la procedura che si è scelta per salvarlo. È vero (forse) che il Monte è sistemico, cioè fallendo trascinerebbe con sé molti altri istituti. Ma è anche vero che con la via prescelta si mette a carico di tutti cittadini contribuenti la mala gestione degli ultimi 15 anni.  

Non c’è la possibilità che, portata in salvo la banca, lo Stato possa poi rimetterla sul mercato?
Questo accadrà senz’altro, cioè il ministero del Tesoro dopo aver risanato l’istituto lo dovrà vendere. Quante possibilità ci sono, però, che venda guadagnando o almeno non perdendo? In America, durante la crisi del 2007-2008, si procedette con una serie di nazionalizzazioni - l’operazione chiamata Tarp - finita, dopo la vendita di quello che s’era nazionalizzato, sostanzialmente in pareggio. La Gran Bretagna ha recuperato i fondi concessi alla Lloyds, ma ha perso il 50% dell’investimento sul salvataggio della Royal Bank of Scotland. Alla Merkel il soccorso a Commerzbank è costato carissimo: per rientrare dovrebbe vendere a 26 euro azioni che adesso quotano intorno a 7 euro e mezzo. La perdita, se lo facesse, sarebbe di tre miliardi e mezzo. Se si guarda alla storia della nostra economia pubblica, purtroppo, dobbiamo scommettere più su uno scenario Commerzbank che su uno scenario Tarp o Lloyds.  

Questi 8,8 miliardi però ci sono?
Il governo ha creato per decreto un fondo da 20 miliardi per il salvataggio delle banche, da mettere insieme aumentando, si spera temporaneamente, il debito pubblico. Il ministero del Tesoro ha garantito che questi 20 miliardi sono ampiamente sufficienti per mettere in sicurezza il Monte dei Paschi e tutte le altre banche con problemi. Su Mps lo Stato interverrà con 6 miliardi, e troverà gli altri soldi convertendo in azioni le obbligazioni senior e le obbligazioni subordinate degli investitori istituzionali (1,7 per 2,3 miliardi sottoscritti). Gli obbligazionisti secondari, che nel bail in delle quattro banche (Etruria, Chieti, Ferrara, Marche) persero tutto, stavolta saranno salvati al cento per cento: i loro pezzi di carta saranno comprati dallo Stato che cederà loro obbligazioni senior, cioè sicure. Su questo ci sono problemi.  

Quali problemi?
Due ordini di problemi. Il primo: gli obbligazionisti secondari di Mps avranno un  trattamento privilegiato rispetto agli obbligazionisti secondari delle quattro banche. Il secondo: i grandi fondi speculativi quest’estate sono andati a comprare obbligazioni secondarie dagli obbligazionisti che, di fronte alla prospettiva concreta di perdere tutto, hanno venduto la carta che avevano in mano a qualunque prezzo. Adesso i grandi fondi festeggiano: saranno rimborsati al 75% del valore nominale, dato che nessuno chiederà loro dove hanno comprato quello che hanno comprato. Evidentemente sapevano già quello che sarebbe successo. Un affare colossale.