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 2016  dicembre 24 Sabato calendario

Da Cdp al fondo del Qatar, tutte le armi contro Bolloré

Tappato il buco di Mps, tamponata per qualche settimana la falla di Alitalia, il governo ora osserva con attenzione le mosse di Vincent Bolloré su Mediaset. È davvero deciso a conquistarla con la sua Vivendi o si accontenterà del suo 30 per cento e inizierà a trattare con Berlusconi? Le dichiarazioni concilianti rese ieri dal Ceo del colosso delle telecomunicazioni francese, Arnaud De Puyfontaine, che si è appellato persino alla «comune cultura neolatina» non bastano di certo a rassicurare palazzo Chigi sulle reali intenzioni dello scalatore. Il problema, tuttavia, resta enorme. Perché, anche volendo, l’Italia ha pochi strumenti a disposizione per contrastare l’ascesa dei francesi. L’ipotesi circolata negli ambienti governativi, e rilanciata ieri da questo giornale, di un intervento di Cassa Depositi e Prestiti nel capitale di Telecom, per condizionare Bolloré e costringerlo a mollare la presa su Mediaset, resta sul tavolo. E ieri ha spinto in alto il titolo in Borsa del 4,45 per cento. Ma presenta essa stessa molte obiezioni. In primo luogo la potenza di fuoco di Cdp, che non può lanciarsi in operazioni spericolate senza risponderne passo passo a Bruxelles. Servirebbero almeno 2 miliardi di euro per controbilanciare Bolloré in Telecom; e se è vero che Cdp raccoglie l’enorme risparmio postale degli italiani è anche vero, fanno notare a via Goito, che non ha nessuna ambizione di diventare «una nuova Iri» caricandosi di partecipazioni improprie. La cordata da un miliardo di euro messa in piedi per salvare l’Ilva di Taranto in realtà, viene fatto notare, comporta un esborso di Cdp per “soli” 200 milioni. E si giustifica con la necessità di rifornire al sistema industriale italiano di acciaio a prezzi ragionevoli. Mentre un eventuale ingresso nel capitale Telecom andrebbe facilmente incontro alle obiezioni di Bruxelles.
Oltre alla carta della Cdp, in mancanza di fondi, in queste ore è tornata in auge anche l’ipotesi di rivolgersi al fondo sovrano del Qatar, il Qia, già tirato in ballo per il salvataggio di Mps. Di certo il governo non intende restare con le mani in mano. A essere giudicata «inaccettabile» non è solo l’ambizione, si vedrà quanto fondata, di Bolloré di conquistare Mediaset. Quanto l’operazione messa in atto per condizionare la strategia industriale del Biscione bloccandogli la governance interna. Un’intromissione, appunto, «inaccettabile» per il governo. La risposta, promettono, arriverà presto. E potrebbe prendere la forma di un provvedimento normativo per inserire nell’ordinamento, sul modello Usa, un obbligo stringente di informazioni per chi rastrella azioni in maniera così consistente. In sostanza verrebbero dati alla Consob poteri ancora più penetranti per obbligare i raider a rivelare alle autorità di regolazione i propri piani. Il dossier è allo studio del ministro dello Sviluppo Carlo Calenda, il primo ad aver alzato la voce con Vivendi. Intanto, dall’opposizione, si fa sentire Daniele Capezzone, contrarissimo a un ingresso di Cdp in Telecom, «uno scenario più adatto a un’economia di Stato pianificata che non a un’economia di un paese di libero mercato». E preannuncia la presentazione in Parlamento di un’interrogazione sulla vicenda.