La Stampa, 24 dicembre 2016
Roma in abbandono: danni a 41 monumenti e zero euro per i lavori
Roma abbandonata e a pezzi, sotto la polvere della politica. Fuor di metafora, lo racconta un documento della soprintendenza di Roma, la più grande e importante d’Italia. Si tratta del dossier sulle ispezioni effettuate negli ultimi due mesi in chiese e monumenti all’interno delle mura aureliane. Le ispezioni erano state disposte dopo i terremoti di fine ottobre, sulla base delle segnalazioni di parroci e custodi. I tecnici sono andati in giro per basiliche, palazzi, ville, giardini e hanno censito le situazioni critiche, alcune addirittura di pericolo.
Sono quarantuno gli edifici danneggiati. Tra essi alcuni tra i più noti e visitati da turisti e studiosi di tutto il mondo. I sopralluoghi hanno evidenziato che i danni erano in gran parte preesistenti al terremoto, che li ha solo enfatizzati. La soprintendenza dovrebbe dunque provvedere con i fondi della manutenzione ordinaria. Semplice, ma impossibile: nel bilancio 2016 alla voce «manutenzione e restauro» ci sono zero euro. E non è un’eccezione. Dopo quelli per il Giubileo del 2000, i finanziamenti si sono azzerati. Così l’Italia tratta il centro storico della Capitale, la grande bellezza che l’Unesco considera dal 1980 «patrimonio dell’umanità» perché «comprende un complesso di strutture di incomparabile valore artistico, prodotte in quasi tremila anni di storia».
I capolavori
La chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza, capolavoro secentesco del Borromini, è l’unica chiusa dopo il terremoto. «In prossimità delle lesioni preesistenti sia nella chiesa che nel palazzo – scrivono i periti – la presenza di calcinacci e pezzi di intonaco attesta che la scossa sismica ha innescato un nuovo cinematismo. Altre lesioni si sono aperte nell’appartamento del custode».
A San Carlino alle quattro fontane, somma espressione del barocco romano, «alcune lesioni nel convento sembrano progredite e un gradino della scala a chiocciola settecentesca ha subito un leggero sfalsamento con caduta di intonaco». A Santa Maria in Trastevere sono caduti «numerosi frammenti nella cappella di Strada Cupa, già lesionata in diversi parti e che, quindi, ha bisogno di uno studio statico mirato»; viene segnalata «la lesione dell’architrave della porta centrale, già lesionata ma che ora necessita di un presidio»; si riscontrano «crepe del muro a destra dell’entrata discretamente profonde con caduta di superficie muraria e distacco di piccole parti di superficie decorata e fenditure del muro all’esterno».
La basilica di Santa Maria del Popolo, nell’omonima piazza, «già presentava un diffuso quadro fessurativo». L’analisi post sisma evidenzia «caduta di materiale superficiale dai lembi di lesioni pregresse della volta della navata centrale; distacco di lacerti di intonaco nelle navate laterali; probabile incremento di lesioni dell’arco nella navata laterale destra e formazione di nuove lesioni; nella Cappella Cerasi la scultura sopra la cornice della lapide è uscita dalla sua posizione». Nel Palazzo Doria Pamphilj in via del Corso «si segnalano la caduta di intonaci e un aggravamento delle fessure nel cortile del Bramante».
Il catalogo dei danni è lungo: crepe, fessure, lesioni, spolverature, distacchi di malta, caduta di conci tufacei e intonaco, di stucchi e decorazioni. Alcuni di trascurabile entità, altri che si trascinano da tempo. Nella chiesa di Santa Maria in Trivio «la lesione sopra l’arco dopo il confessionale risulta intatta dal 2000». In quella di San Francesco da Paola i tecnici rilevano «l’aggravamento di un sistema fessurativo già noto e grave» che richiede «interventi strutturali programmati ma non ancora avvenuti per mancanza di fondi».
Il groviglio
Non c’è settore pubblico che abbia conosciuto, nell’ultimo ventennio, tante riforme organizzative come quelle dei Beni culturali. Le soprintendenze e i musei vengono periodicamente montati e smontati, in un labirinto di competenze ostico persino per gli addetti ai lavori. Era appena stata digerita l’unificazione delle soprintendenze (paesaggio, belle arti e archeologia) che la legge di stabilità ha cambiato nuovamente le carte in tavola. Un emendamento presentato dal governo e in una prima fase respinto perché inammissibile è stato approvato al quinto tentativo del Pd. L’obiettivo è «l’efficientamento delle modalità di bigliettazione» secondo «standard internazionali». Secondo la soprintendenza, che aveva appena messo 10 milioni alla voce manutenzione e restauro nel bilancio 2017, avrà invece l’effetto di sottrarle 40 milioni di incassi del Colosseo, affidandoli a una gestione centralizzata del ministero.
Mentre proseguono le contorsioni sovrastrutturali, sono le strutture a pagare incuria e abbandono. Due anni fa l’Unesco ha approvato un documento con le prescrizioni «per mantenere il valore universale eccezionale a lungo termine» del sito tutelato.
Illusi. A Roma l’emergenza non è il lungo ma il breve, brevissimo termine.