Avvenire, 23 dicembre 2016
La Bibbia d’artento del re goto
Nella Biblioteca Carolina Rediviva di Uppsala è conservato uno dei più famosi manoscritti del mondo che l’Unesco nel 2011 ha inserito nel Registro della memoria del mondo. Si tratta del Codex Argenteus, un mano-scritto conosciuto anche come la Bibbia d’argento, testimonianza rarissima della traduzione dei quattro Vangeli dal greco in lingua gotica opera del vescovo Ulfila. La storia di questo importante manoscritto è stata scritta da Lars Munkhammar, per quarant’anni conservatore della biblioteca di Uppsala, e oggi finalmente possiamo disporre della traduzione italiana a cura di Maria Cristina Carile, traduzione che aggiunge all’originale importanti aggiornamenti su questo straordinario documento. La traduzione della Bibbia dal greco al goto risale al IV secolo e fu lo stesso vescovo Ulfila a inventare l’alfabeto gotico, un’operazione non strettamente linguistica perché, come scrive Munkhammar, «dare alla lingua gotica un nuovo alfabeto deve essere stato un indicatore di prestigio per la lingua stessa e, al contempo, un modo di contrassegnare il passato in senso pagano e il futuro in senso cristiano». Molto probabilmente il manoscritto fu redatto a Ravenna all’inizio del VI secolo durante il regno di Teoderico e la sua stessa composizione lascia supporre che si trattasse di un oggetto di lusso forse per lo stesso re ostrogoto. Il Codex, infatti, che in origine era racchiuso in una preziosa coperta decorata di perle e pietre preziose, è scritto su una pergamena sottile di altissima qualità. Si era ritenuto che la pergamena fosse stata ricavata dalla pelle di vitelli appena nati o non ancora venuti alla luce ma gli ultimi studi hanno dimostrato che molto probabilmente era ricavata da giovani esemplari.
La maggior parte del testo è scritto con inchiostro d’argento, da cui il nome del codice, mentre gli incipit sono realizzati con l’inchiostro d’oro. Questo prezioso documento in origine era composto da 336 fogli ma solamente 187 sono conservati a Uppsala mentre un altro foglio è conservato a Speyer in Germania. Conosciuto fin dal XVI secolo, quando era conservato nel monastero benedettino di Essen, il prezioso manoscritto passò a Praga presso l’imperatore del Sacro romano impero Rodolfo II, ma quando nel 1654 la città venne saccheggiata dagli Svedesi il Codex fu portato a Stoccolma come bottino di guerra dove divenne parte della biblioteca della regina Cristina e infine venne donato all’Università di Uppsala. E qui è conservato in una sala la cui scenografia richiama elementi dei monumenti ravennati al tempo di Teoderico. Munkhammar, infatti, ipotizza che il codice sia stato prodotto per la cattedrale ariana, oggi chiesa dello Spirito Santo, o per la basilica palatina, oggi conosciuta come Sant’Apollinare Nuovo. Si tratta, dunque, di uno studio di grande interesse che presenta il testo di una delle traduzioni della Bibbia più antiche in assoluto.
La Bibbia fu tradotta in latino non prima del II secolo e già nel III secolo era in uso la versione cosiddetta Vetus Latina. La più diffusa Vulgata risale invece al IV secolo e dello stesso periodo è la traduzione in gotico del vescovo Ulfila. Nei primi secolo dopo Cristo furono redatte molte traduzioni della Bibbia e pertanto la Bibbia gotica è una delle prime traduzioni più antiche del testo sacro.