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 2016  dicembre 23 Venerdì calendario

Peppone nacque in montagna senza Don Camillo

L’antivigilia di Natale del 1946 nasce ufficialmente la saga di «Mondo piccolo», con il racconto Don Camillo, tolto dalle pagine del settimanale Oggi, dove avrebbe dovuto comparire, e pubblicato sul numero 52 di Candido, ottenendo un successo tale da costringere (o quasi) Giovannino Guareschi a scriverne altri 345 di questi racconti, dai quali vennero tratti cinque film (quasi sei) il cui successo di pubblico continua ancora oggi, a oltre 60 anni dal primo giro di manovella.
Compiono, dunque, 70 anni il pretone e il grosso sindaco comunista inventati da Guareschi e nascono, praticamente, a Natale. A dire il vero, però, qualche mese prima, esattamente il 27 aprile del 1946, compare su Candido il primo numero del Gazzettino di Roccapezza, improbabile giornale ideato da Guareschi per raccontare di un piccolissimo paese che, per dirla con un vecchio adagio, è «dimenticato da Dio». Scriveva Giovannino: «Quando ebbe finito di fare il mondo, il Padreterno mise a posto la geografia: “Qui” disse “ci piantiamo Milano, qui Londra, qui Buenos Aires, qui Salsomaggiore”. E così via. Gli sfuggì soltanto un certo montarozzo giù di mano e così Roccapezza sorse in un posto dimenticato da Dio. Quindi è perfettamente inutile scartabellare gli atlanti: non lo sa neanche il Padreterno dove sia piantata Roccapezza, e bisogna accontentarsi dei fatti». Qui, a Roccapezza, inizia da lontano la storia di «Mondo piccolo» e, contrariamente a quanto si sarebbe portati a pensare, proprio nel paesino montanaro nasce prima Peppone di don Camillo.
Ma procediamo con ordine: a Roccapezza vive, appunto, il fabbro Peppone, detto Lenin, non ancora sindaco. Va da sé che a Roccapezza ci sia anche il parroco, ma questi si chiama don Patirai, ovvero ha soltanto il cognome, mentre don Camillo, suo ideale successore nella parrocchia di Mondo piccolo, ha solo il nome (benché compaia, una sola volta, il cognome Tarocci). In questa prima puntata del Gazzettino di Roccapezza, Guareschi inserisce, oltre al personaggio di Peppone, un principio che lo avrebbe seguito fino all’ultimo dei racconti della serie: ovvero il principio che il paese di Peppone e don Camillo non è in un luogo preciso, è «un puntino nero che si muove in su e in giù per il Po, con i suoi Pepponi e i suoi Smilzi».
A tutti gli effetti, quindi, «Mondo piccolo» comincia a Roccapezza, sul «montarozzo» piantato nemmeno Dio sa dove e, da aprile a dicembre di settant’anni fa, scende al piano, sulla riva destra del Po dove, nella prima storia, ha anche un toponimo: Ponteratto. Che poi nel Gazzettino di Roccapezza ci sia più di un prodromo del paese di «Mondo piccolo», oltre a Peppone, lo si capisce proprio dalle vicende narrate da Giovannino. Ecco un piccolo esempio: «(…) E quando venne in chiesa la moglie del socialista fusionista Grimpa col suo ultimo figlio pretendendo che lo si chiamasse Stalingrado, don Patirai le rispose: “Fallo battezzare alla Camera del Lavoro: io metto soltanto nomi da cristiani”». Stessa scena, più o meno, che Guareschi riprese raccontando del battesimo del figlio di Peppone, già sindaco, ma ancora fabbro: «Indossati i paramenti don Camillo si appressò al fonte battesimale. “Come lo volete chiamare?” chiese don Camillo alla moglie di Peppone. “Lenin, Libero, Antonio” rispose la moglie di Peppone. “Vallo a far battezzare in Russia” disse calmo don Camillo rimettendo il coperchio al fonte battesimale».
Scende al piano il piccolo borgo di Roccapezza, con il suo Peppone che, ragazzo del 1899 al pari di don Camillo, di anni al momento della pubblicazione del primo racconto, ne ha già 47 buoni. Scende al piano e si confonde con tutti i paeselli sparsi lungo la riva destra del Po, trovando qui anche tutti i personaggi di «Mondo piccolo»: a Fontanelle di Roccabianca (paese natale di Giovannino), Giovannino conosceva, infatti, buona parte anche degli altri interpreti delle storie doncamilliane: nel paese esiste, infatti, la casa del «Brösch», ovvero Il Brusco; la catapecchia dove viveva il carrettiere «Giaròn», il cui figlio ha fatto lo stesso mestiere e vive tuttora a Fontanelle; c’era «Ganassa», l’oste colossale del racconto Nel paese del melodramma, anch’egli di Fontanelle benché, invece dell’oste, facesse il «maridén», ossia lo scariolante; viveva a Fontanelle pure «Bigiulòn», fabbricante di ocarine che a Mondo piccolo diventa «Il Bigio»; poi il «Crick», pescatore in Stirone e Taro, che nell’omonimo racconto è un camionista irrimediabilmente legato al proprio automezzo di nome «Leopardo»; Doardo «Il Lungo», storico frequentatore della piazza, che sarà uno dei fedelissimi di Peppone; «Amato e la Pinto», prototipi di «Abbondanza e Carestia», lei infermiera, lui reduce ferito in un bombardamento e ricondotto a casa dalla malcapitata compagna mai sposata, ogni giorno, dopo le sbronze che rimediava all’osteria della «Bèla Rosa» che, nel racconto Paesaggio e Figura, cambia “colore” e diventa la Celestina. Poi il campanaro Sargenti, prototipo del Maguggia di Giovannino e il farmacista «Furmiga», che si chiamerà Bognoni (foruncoli nel dialetto della Bassa) in Don Camillo e don Chichì.
Insomma, giusto 70 anni fa iniziavano a vivere i personaggi e gli interpreti delle favole di «Mondo piccolo», uno nato a Roccapezza, sul «montarozzo» dimenticato da Dio, gli altri provenienti tutti da quel «puntino nero che si muove in su e in giù per il Po», dal paese di don Camillo, collocato proprio quell’antivigilia di Natale del 1946 in quella «fettaccia di terra grassa» che sta fra il monte e il fiume, fra il Po e l’Appennino.