Libero, 23 dicembre 2016
Il parroco faceva prostituire l’amante
L’indagato per favoreggiamento della prostituzione e per violenza privata. Don Andrea Contin, 48 anni, da sei parroco della chiesa di San Lazzaro piccolo quartiere vicino al casello autostradale di Padova Est è stato denunciato ai carabinieri da una sua parrocchiana con accuse gravissime e infamanti. La signora, di nazionalità rumena che ai militari ha detto di avere una storia con il prete da due anni ha raccontato di essere stata obbligata più volte ad avere con lui dei rapporti sessuali violenti e che il religioso l’avrebbe anche costretta ad andare con altri uomini in cambio di denaro.
All’inizio, seppur chiaramente clandestina, pare che la relazione tra i due andasse bene. La situazione sarebbe degenerata negli ultimi mesi. Due settimane fa la signora, disperata, aveva deciso di chiedere aiuto ai carabinieri. Non sapeva come uscire da quell’incubo. I militari, l’altra mattina, hanno perquisito la canonica. In una stanzetta chiusa a chiave hanno sequestrato materiale pornografico e oggetti erotici come vibratori, fruste, e collari di cuoio con le borchie. La signora aveva informato i carabinieri che don Andrea aveva pure una pistola, che però non sarebbe stata trovata. Gli inquirenti hanno sequestrato anche altro materiale su cui al momento c’è il massimo riserbo. Durante la perquisizione il prete ha accusato un malore. Poi ha telefonato alla curia per informare di quanto stava accadendo.
«Anche solo un’inchiesta o un sospetto di questo tipo è una ferita per l’intera diocesi e in particolare per quella comunità cristiana» dice don Marco Cagol, vicario episcopale della diocesi di Padova. «Il vescovo ha parlato con il sacerdote e lui, concordando, si è fatto da parte in attesa che venga fatta chiarezza» ha proseguito il vicario episcopale. «Evidentemente in questi giorni non è il caso che stia lì in sede. Penso sia normale che in attesa dell’evolversi degli eventi una persona pubblica non stia sotto i riflettori». Di poche parole invece l’avvocato Michele Godina, che difende il religioso: «Aspettiamo di capire cosa sia successo e quanto ci è contestato. Poi chiariremo con la procura e coi carabinieri».
È la terza volta nel giro di una decina d’anni che la parrocchia di San Lazzaro viene travolta da uno scandalo. Don Andrea, laureato in giurisprudenza, e prima di prendere i voti anche assessore (eletto in una lista civica) nel Comune del suo paese natale Campo San Martino, nell’Alta Padovana – capofila di progetti per il recupero di ragazzi difficili e fondatore della “Casetta Michelino”, un centro diurno per anziani, nel 2010 era subentrato a don Paolo Spoladore, “Donpa” per i più giovani, salito alla ribalta mediatica prima come “don Rock” per via della sua attività da cantautore e per la sua casa discografica (un milione 700 mila euro il fatturato nel 2014) e poi per le affermazioni di una parrocchiana che lo aveva indicato come il pa dre di suo figlio, paternità riconosciuta ufficialmente nel 2011 dal tribunale dei minori di Venezia, quando il bambino aveva 9 anni. A seguito dello scandalo la Chiesa dimise don Paolo dallo stato clericale.
“Don Rock”, nella parrocchia di San Lazzaro, aveva preso il posto di un altro prete, don Renato, finito nella bufera dopo l’accusa di essersi appartato in auto con una prostituta. E dunque ci risiamo.
La piccola comunità padovana di San Lazzaro, nemmeno 1.500 persone, è di nuovo divisa tra chi è pronto a mettere le mani sul fuoco e a giurare sull’onestà del proprio sacerdote e chi di don Andrea, alla luce delle infamanti accuse, non ne vuole sentire più parlare.