La Stampa, 23 dicembre 2016
Un legame fra Berlino e Nizza. Ora si scava nella rete italiana
Mohamed Lahouaiej Bouhlel è morto crivellato dai proiettili della polizia dopo aver fatto strage sulla Promenade di Nizza il 14 luglio. Anis Amri è in fuga, ricercato in tutta Europa, sospettato di essere l’autore del massacro di Berlino. C’è uno schema che si ripete: entrambi i terroristi sono tunisini, entrambi sono passati in Italia, o vi sono ripetutamente tornati come Bouhlel, prima di mettere a segno gli attentati. Attentati identici nella modalità: un camion lanciato a tutta velocità contro la folla in un’occasione di festa. «Ce n’è abbastanza per scavare e gli accertamenti sono già scattati», conferma una fonte della sicurezza. Alcuni media tunisini ipotizzano (ma è qualcosa di più di una semplice congettura) che Amri e Bouhlel possano far parte della stessa cellula, organizzazione, network jihadista che li ha addestrati e motivati a diventare kamikaze dei Tir. Bouhlel, il massacratore della Costa Azzurra, andava e veniva dall’Italia: più volte ha varcato il confine a Ventimiglia. Ma il legame più sospetto è quello con Chafrous Chokri. Un connazionale arrivato nel nostro Paese tre anni fa. Che si stabilisce in provincia di Taranto, poi fa, una prima volta, ritorno a Nizza. Poi torna poi una seconda volta in Italia. Si muove senza problemi, ha in tasca un regolare permesso di soggiorno.
È ospite di una coppia di connazionali a Gravina di Puglia, vicino a Bari. Rimane sette mesi poi, nel novembre 2015, fa ritorno a Nizza, dove poi verrà arrestato dopo l’attentato. Nella zona di Bari, scoprono gli investigatori, agisce un gruppo di spacciatori che procacciano armi alla malavita locale e falsi documenti ai clandestini. L’uomo in fuga, sospettato del raid in Germania, arriva in Italia nel febbraio 2011. Partecipa a una rivolta nel centro di accoglienza a Lampedusa, sconta una condanna di quattro anni a Palermo, all’Ucciardone, esce nella primavera 2015.
Non viene espulso, il rimpatrio forzoso si impantana per questioni burocratiche, in tasca gli rimane solo un decreto di allontanamento dall’Italia che è il solito foglio di carta straccia.
Va a Nord, verso la Germania. Qui nasce l’interrogativo: transita, in quel periodo, e in perfetta coincidenza di tempi con gli spostamenti dei complici di Bouhlel, per la Puglia? Passa per Bari? C’è un’organizzazione che lo accompagna nel suo viaggio verso Berlino? Difficile immaginare che, giunto in Italia senza un soldo e con una fedina criminale già compromessa in patria, appena uscito dal carcere e dopo un periodo trascorso in un centro di espulsione, abbia potuto agevolmente arrivare in Germania, perforando tutti i meccanismi di controllo. La rete italiana che governa gli spostamenti degli jihadisti tunisini in Europa potrebbe avergli dato una mano e contemporaneamente una missione da compiere?