Corriere della Sera, 23 dicembre 2016
«I pm si sono abbracciati era una guerra contro di me. Ma è solo il primo tempo». Intervista a Roberto Formigoni
Amareggiato, certo. «Ma l’impalcatura dell’accusa è caduta, perché l’associazione a delinquere non c’è. E ora sono proprio curioso di leggere le motivazioni».
Roberto Formigoni, questa è però la conferma che il sistema della sanità lombarda era il terreno di caccia per affaristi e faccendieri.
«Sono stati assolti i due più alti dirigenti della Regione e né una delibera né un atto pubblico sono stati dichiarati irregolari. Per cui il “sistema” ne esce pulito. È stato condannato semmai Roberto Formigoni. E bisognerà capire dalle motivazioni per quali ragioni, visto che i suoi dirigenti e i suoi atti da amministratore non sono contestati. Sono proprio curioso, come le dicevo».
Dopo la sentenza i pm si sono abbracciati. Il verdetto dà ragione all’accusa?
«Si sono abbracciati nonostante sia stata assolta la metà degli imputati. Sa perché? Perché mi hanno dichiarato una guerra personale e il primo tempo lo hanno vinto loro».
Sta dicendo che si tratta di una sentenza politica?
«Io sono rispettoso delle istituzioni e dei magistrati. Mi limito a esaminare i fatti».
Lei è co-proprietario di cinque case e di una villa in Sardegna. Il tribunale le ha confiscato 6,6 milioni di euro. Il sospetto è d’obbligo: come può un amministratore essere così ricco?
«Il tribunale non mi ha sequestrato un euro perché i miei conti correnti sono in rosso. Detengo quote di cinque piccoli appartamenti ereditati dai miei genitori e che infatti sono in comunione coi miei due fratelli. Quanto alla villa in Sardegna, io non ne sono proprietario. Avevo prestato al mio amico Alberto Perego un milione di euro per comprarla. Soldi che costituiscono, ci tengo a dirlo, i proventi della mia trentennale attività politica in Regione e in Parlamento».
Lei faceva le vacanze ai Caraibi ospite di Daccò, imprenditore della sanità poi arrestato. Non un bel segnale per chi deve gestire la montagna di soldi della sanità...
«Daccò era un mio amico e mi ha offerto due vacanze ai Caraibi. Quante volte lui è stato ospite a casa mia per cena? Tra amici non si tiene la contabilità degli inviti, questo voglio dire. In ogni caso lo voglio ripetere: quelle vacanze furono inopportune. In tempi di crisi un politico non può andare ai Caraibi. Non è opportuno. Ma attenzione: in tutto questo non c’è illecito».
Come risponderà a chi chiederà le sue dimissioni quantomeno da presidente della Commissione agricoltura del Senato?
«Che vale la presunzione d’innocenza fino al terzo grado di giudizio. Io sono innocente e mi batterò per dimostrarlo. In ogni caso ricordo che quando sono stato insediato alla presidenza della Commissione ero già sotto processo e nessuno ha sollevato obiezioni a riguardo».
La sua carriera politica finisce qui?
«Vedremo come finisce la vicenda giudiziaria. In ogni caso in prossimità delle elezioni “sondo” sempre i miei elettori per capire che aria tira. Posso intanto dire che ho ricevuto migliaia di attestati di solidarietà».
Chi si è fatto sentire? Berlusconi?
«No, ma lo sentirò nei prossimi giorni per gli auguri di Natale e sono certo che mi rinnoverà la sua stima».
E dal Pd?
«Certo che si sono fatti sentire quelli del Pd. Ma anche quelli di Forza Italia e tanti altri».