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 2016  dicembre 23 Venerdì calendario

Formigoni condannato a sei anni. «Corrotto con regali e vacanze»

Per anni Roberto Formigoni è stato a libro paga di un’associazione criminale alla quale, in cambio di viaggi e vacanze faraoniche, almeno 270 mila euro in contanti, l’uso esclusivo di tre yacht da nababbi e la comproprietà di una villa da sogno in Costa Smeralda ha garantito una «protezione globale» che ha fatto arrivare un fiume di fondi regionali all’ospedale San Raffaele di Milano (400 milioni di euro) e alla clinica Maugeri di Pavia (200). Tangenti per un valore complessivo di oltre 8 milioni di euro che costano la condanna per corruzione a sei anni di carcere all’attuale senatore Ncd presidente della Commissione agricoltura di Palazzo Madama.
«Il mio metodo di fare le vacanze è quello completamente autopagato, mai avuto bisogno di farmele pagare», dichiarava il 17 aprile del 2012 Formigoni al Corriere della Sera che aveva scritto dei viaggi sovvenzionati da Pierangelo Daccò, «l’apriporte» in Regione al tempo in cui lo stesso Formigoni era Governatore. Poi aveva detto che avrebbe cercato le ricevute che dimostravano che aveva restituito i soldi all’amico, quindi che le aveva «buttate» ed infine che tra amici non è che si sta lì a guardare chi paga cosa.
Ora la sentenza dei giudici della decima sezione penale del Tribunale, contro la quale il legale di Formigoni, l’avvocato Mario Brusa, ricorrerà in appello, stabilisce che quei benefit e quei regali non sono altro che comuni tangenti, come avevano sostenuto i pm Laura Pedio e Antonio Pastore, affiancati in aula alla lettura del dispositivo dal Procuratore capo Francesco Greco. Secondo i magistrati, tra il 1997 e il 2011, mentre Formigoni era al vertice della Regione, ai piani alti del Pirellone c’era «una corruzione sistemica gravissima», un vero e proprio «cancro».
Daccò (condannato a 9 anni e due mesi, sei più di quanto chiesto dai pm, che si aggiungono ai 9 che sta scontando in carcere per il fallimento del San Raffaele) e il suo socio Antonio Simone (8 anni e 8 mesi) hanno ricevuto 9 milioni di euro dalla clinica del defunto don Luigi Verzé e 61 dalla Maugeri per far ottenere alle due strutture i fondi del servizio sanitario grazie al loro strettissimo legame con Formigoni che, come ha accertato la Guardia di Finanza, era cementato dalle vacanze, dai viaggi, dalle mazzette e dalle cene annaffiate in un rinomato ristorante stellato milanese con vini da migliaia di euro. «Soldi sottratti ai malati», aveva detto in aula Pedio. I giudici, però, ridimensionano in parte la visione dei pm dicendo nella sentenza che dell’associazione per delinquere facevano parte sì Daccò, Simone e il direttore generale della Maugeri Costantino Passerino (7 anni), ma non Formigoni, che per questo capo di accusa viene assolto e subisce 3 anni di reclusione in meno dei 9 chiesti.
Vengono assolti da questa accusa e da quella di corruzione l’ex dg della sanità lombarda Carlo Lucchina, Nicola Sanese, ex segretario generale del Pirellone, e l’ex dirigente Carla Massei, coloro che, a detta della Procura, avrebbero costruito gli atti amministrativi a favore delle due strutture sanitarie. Assolta anche l’ex moglie di Simone, Carla Vites, accusata di riciclaggio, reato per il quale è stato condannato a 3 anni e 4 mesi l’imprenditore Carlo Farina. Formigoni, Daccò e Simone dovranno risarcire in solido i danni alla Regione Lombardia che aveva chiesto 5,6 milioni di euro e pagare allo stesso ente una provvisionale di 3 milioni. Si vedono anche confiscare beni e denaro per circa 70 milioni. L’elenco relativo all’ex governatore raggiunge i 6.626.961,96 euro, compreso il 50% di proprietà della villa di Arzachena, in Sardegna, acquistata con l’amico Alberto Perego (assolto) per tre milioni con uno sconto di almeno un milione e mezzo sul valore reale. Se la sentenza sarà confermata fino in Cassazione, al senatore (sospeso per 6 anni dai pubblici uffici) saranno confiscate anche le quote di proprietà di 5 abitazioni, un ufficio, due box e un terreno a Lecco e di una casa a Sanremo, tre auto di piccola e media cilindrata, circa 48 mila euro depositati su conti correnti, il quadro antico da 50 mila euro che gli regalò il re delle bonifiche Giuseppe Grossi, poi deceduto, e altri due dipinti pagati 9 mila euro ciascuno con i fondi delle Ferrovie Nord Milano dall’allora presidente Norberto Achille, finito come Grossi nei guai con la giustizia. La Procura provò a sequestrare le opere, ma si dovette fermare di fronte alla porta dell’abitazione milanese che Formigoni divide con altri Memores domini di Comunione e Liberazione. Era protetta dall’immunità parlamentare.