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 2016  dicembre 23 Venerdì calendario

Doha, una Mecca dello sport

Adriano Galliani addirittura ha rilanciato. A chi critica l’idea che per assegnare un nostro trofeo si debba andare a 5.500 km dall’Italia, risponde che, se fosse per lui, esporterebbe un’intera giornata di campionato. «Il calcio italiano – dice – deve essere conosciuto. Dobbiamo portare l’Italia in giro per il mondo, la visibilità conta molto». Anche perché, ribatte Gianluigi Buffon: «È in quella direzione che va lo sport mondiale, vedi la Nba che gioca a Londra». Ed è piuttosto probabile che là, a Doha, sarebbero ben lieti di fare l’importazione. Da qui a poco avranno persino gli stadi necessari per giocarla quasi tutta in contemporanea, una giornata di campionato. Il Khalifa International, per dire, l’hanno (in parte) buttato giù e hanno anche già quasi finito di ritirarlo su. Altri tre o quattro stadi sono in costruzione o in ristrutturazione e a primavera prenderanno la decisione definitiva su quanti farne ancora in vista del Mondiale del 2022 che, come è noto, sarà lì, in Qatar.

EVENTI
C’è da immaginare che a Doha sarebbero contenti anche perché la loro è diventata una specie di vocazione. Dal 2006 in poi, anno in cui hanno organizzato i Giochi Asiatici, è scattata una specie di bulimia di sport da far paura. Attenendoci solo agli ultimi anni: nel 2014 hanno organizzato i Mondiali di nuoto in vasca corta, nel 2015 i Mondiali di boxe e di pallamano, nel 2016 quelli di ciclismo, nel 2018 ci saranno quelli di ginnastica, nel 2019 di atletica, nel 2022 di calcio, nel 2023 di nuoto. In mezzo, ogni anno, gli appuntamenti fissi: il GP di moto, i tornei di tennis Atp e Wta, la Golden League di atletica, tappe di coppa del Mondo di nuoto, ginnastica, beach volley, taekwondo. Nel 2016 gli eventi internazionali, magari «solo» asiatici, o panarabi, magari giovanili (Asiatici Under 23 di calcio, Asiatici indoor di atletica...) sono stati 89. Compresi i mondiali di bowling e di snooker, compreso un ossimoro meraviglioso: la Desert Cup di hockey ghiaccio, che ci crediate o no.

SULLA CARTINA
Tutti quegli eventi hanno ovviamente le loro buone ragioni. Tre, principalmente. Lo sport è un investimento, lo è il Paris Saint Germain che come si sa è della Qatar Investment Authority. Lo è in tv: Al-Jazeera, emittente con sede a Doha, nello sport ha creduto tanto da fondare BeIN Sports che al momento ha 19 canali, 16 a pagamento, anche in inglese, francese e spagnolo, e soprattutto detiene i diritti di tutti o quasi i grandi eventi per l’intero mondo arabo. Alessandro Altobelli da dieci anni è suo commentatore fisso per la nostra serie A, da quattro vive a Doha: «Qui è tutto all’avanguardia, hanno fatto investimenti incredibili», dice. La seconda ragione riguarda la diplomazia: il piccolo Qatar coi grandi eventi si mette sulla cartina, si accredita come soggetto internazionale riconoscibile e soprattutto affidabile. Anche in risposta alle critiche che riguardano lo stesso mondo sportivo, sulle modalità di assegnazione dei Mondiali di calcio o la naturalizzazione di campioni da tutto il mondo: il caso della nazionale di pallamano è clamoroso. O, peggio ancora, per ribattere alle accuse sulle sperequazioni sociali, le condizioni dei lavoratori stranieri, gli incidenti e le morti negli stessi cantieri degli stadi.
TURISMO Il terzo motivo per cui investire nello sport è il turismo. Il Qatar ne ha un’idea molto diversa rispetto a Dubai, più in linea coi suoi valori. I nuovi hotel, quasi tutti favolosi, sono venuti su a decine. La Fifa per il Mondiale ha chiesto disponibilità anche di sistemazioni più economiche, tre stelle o Bed&Breakfast. Non si sa quanto sia vero o una leggenda, ma si dice che le sia stato risposto: «Non preoccupatevi, noi mettiamo un certo numero di camere ai prezzi che dite voi, ma in hotel a cinque stelle». E se a qualcuno non sta bene può sempre andare a Dubai e farsi avanti e indietro per la partita, sono 40 minuti di volo e ce n’è uno ogni ora. Ovvio però che con tutti quei nuovi alberghi la concorrenza sia serratissima. Roberto Scalzone (figlio di Angelo, oro nella fossa a Monaco ’72) è il c.t. del Qatar del tiro a volo, sua moglie Antonella Bartolomei gestisce il campo di Losail e racconta: «A febbraio avremo una gara internazionale, gli hotel di lusso e i resort ci stanno mandando offerte al ribasso pazzesche: cifre basse per stanze e suite da favola». Ed è così che da un po’ di mesi a Doha, specie per gli stranieri, che sono la maggioranza, è di moda chiuder casa e andarsi a fare il weekend in hotel: costa pochissimo, ci sono spa, palestre, piscine, la spiaggia. E l’Happy Hour che dura dalle 17 alle 23, particolare non da poco, perché in Qatar i soli posti abilitati a servire alcolici sono gli alberghi da 5 stelle in su.

TRIBUNE VUOTE
Succede però che a grande evento spesso non corrisponda grande pubblico, anche perché se la gente non arriva da fuori non si può immaginare che 2.200.000 abitanti (di cui solo poco più di 300.000 qatarioti) con tutta quella offerta possano trascorrer la vita in tribuna. Così quest’anno alla MotoGP erano in 24.866 (contro i 158.00 di Misano, i 215.000 di Zeltweg). Ai Mondiali di pallamano e al World Tour di beach volley si era persino parlato di pubblico pagato per assistere alla partite. Al Mondiale di volley per club, giocato per 4 anni di fila a Doha e sempre vinto da Trento, l’Aspire Center era spesso riempito di scolaresche, ben divise: bimbi egiziani da una parte, sudanesi da un’altra, filippini da un’altra ancora, qatarioti in tribuna centrale. Ma intanto s’è giocato, si gioca, e sempre più si giocherà nella nuova Mecca dello Sport.