la Repubblica, 21 dicembre 2016
«La Corea del Nord avrà il nuovo Messi». Kim sfida Pechino. La vita militare nell’accademia per calciatori diretta dal figlio di Li, che eliminò l’Italia nel ’66
Il signore che si è messo in testa di sfornare il nuovo Messi se ne intende di cannonate. L’ultima l’ha sparata agli inizi di settembre: e ha tremato il mondo intero. Il Pentagono, dopo quel quinto test, ha concluso che la Corea del Nord, ormai, la capacità di sganciare la bomba ce l’ha: è la rifinitura, come si dice, che manca. Sarà per questo che Kim Jong-un, il dittatore dello stato atomico, ha deciso di aprire il suo International Football Club lassù a Pyongyang? La prima scuola di calcio del paese per la verità di international ha ben poco: e chi l’ha visitata giura che i 200 allievi fanno vita più da caserma che da accademia. Ma se Pechino ha promesso di diventare una superpotenza nel calcio entro il 2050, il regime di Pyongyang non poteva certo essere da meno, e ha lanciato la sfida.
Peccato che il primo a non crederci più di tanto sia proprio Jorn Andersen, ct della nazionale 121ª nel ranking Fifa. Spiega il danese che il problema principale del calcio nordcoreano è il problema di tutta una nazione, non a caso chiamata il Regno Eremita: l’isolamento. «I talenti ci sono ma non possono uscire dal paese» dice all’agenzia France Press. «E come fai, senza misurarti, a diventare un bravo calciatore?».
Il direttore dell’accademia la pensa diversamente: «I ragazzi allenati qui saranno più bravi di gente come Messi». Esagerato? Certo che sì. Ma la storia, almeno la sua personale, è dalla sua parte: e anche noi italiani dovremmo saperne qualcosa. L’allenatore dei wannabe Messi, degli aspiranti campioni, si chiama infatti Ri Yu-Il ed è il figlio di quel Li Chang-Myung che giocava in porta nella Corea del Nord del ‘66 che eliminò l’Italia. L’autore del gol decisivo, Pak Doo Ik, aveva studiato come dentista, tutta la squadra era composta da dilettanti. Un’impresa che nel 2002 il documentarista Daniel Gordon e il produttore Nicholas Bonner hanno raccontato in Il giorno di una vita, andando a trovare nei loro appartamenti “superior”, figuriamoci, della Sport Street di Pyongyang, il vecchio Pak e gli altri. Vissuti, da allora, di gloria e poco più.
Altri tempi: l’attuale portiere della nazionale under 16, Jang Paek-Ho, il mese scorso è stato multato e sospeso per aver fatto deliberatamente entrare nella sua porta la rimessa del collega dell’Uzbekistan: spettacolo indecorosamente comico diventato virale su Internet. Ma Mister Ri non si arrende. Le sanzioni hanno tagliato i fondi anche all’accademia? I due milioni di dollari che la Federazione internazionale aveva elargito a Pyongyang non arriveranno mai? Il figlio del portiere che umiliò l’Italia continua a credere che dalla sua scuola, un giorno, i campioni del domani usciranno per davvero. O quantomeno le campionesse: il 40% dei posti, non si capisce se per pari opportunità o mancanza di altre richieste, è occupato da ragazzine.
Chissà: magari tutta la sicurezza che esprime il coach sarà anche per darsi coraggio. L’unica altra volta in cui i coreani del Nord sono finiti ai mondiali è stato nel 2010. Eliminati al primo turno. Collezionando anche un famoso 7 a 0. E ancora una volta, incredibile, con la loro bestia nera: il Portogallo. Allora il rientro in patria non fu proprio da eroi: sembra anzi che più di qualcuno, tra mister e calciatori, sia stato parcheggiato ai lavori forzati. Per la cronaca, è in quell’anno che al potere è salito il terzo dittatore della dinastia dei Kim. Cioè il signore che adesso si è messo in testa di stupire il mondo sparando la bomba del nuovo Messi. Ecco: speriamo almeno che si fermi lì.