Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2016  dicembre 21 Mercoledì calendario

In Sardegna bombe per l’Arabia Saudita

La nave saudita Bahri Tabuk è salpata dal porto industriale di Cagliari. Secondo il deputato di Unidos, Mauro Pili, trasportava 18 container con 3mila bombe da sganciare sullo Yemen. «Si tratta di un carico di morte senza precedenti», ha scritto Pili su Facebook con tanto di foto dell’imbarcazione che ha da poco lasciato la Sardegna. «Nonostante tutti i richiami dell’Onu a fermare questa devastante guerra dei sauditi contro la popolazione yemenita, dalla Sardegna è partito un approvvigionamento gestito con codice rosso».
Gli ordigni, ha aggiunto Pili, vengono prodotti «dalla Rwm tedesca a Domusnovas», un comune che si trova nel sud dell’isola. Secondo i dati dell’Istat forniti lo scorso fine settimana, tra giugno e settembre del 2016, per la categoria merceologica «Armi e munizioni», l’interscambio commerciale tra la provincia di Cagliari e Riyadh, la capitale dell’Arabia Saudita, ha raggiunto i 20,6 milioni di euro. Rispetto al 2015, quando l’export non aveva superato i 3,8 milioni di euro, l’incremento è stato del 400%.
Le bombe, come ha spiegato SardiniaPost, vengono utilizzate dall’aviazione saudita nella guerra dello Yemen, un confitto che, sinora, ha causato la morte di 4mila civili. Lo scorso febbraio, il parlamento europeo, con una mozione, aveva chiesto lo stop dell’esportazioni di armi dall’Europa all’Arabia Saudita.
La risoluzione approvata a Strasburgo impegnava l’alto rappresentante per la politica estera dell’Unione europea, Federica Mogherini, a lanciare un’iniziativa per imporre l’embargo sulla vendita di armi ai sauditi. «Ora gli Stati membri dovranno agire per controllare il flusso di armi in aree dove possono essere usate per violare le leggi umanitarie internazionali», aveva spiegato il rappresentante della Rete disarmo, Francesco Vignarca.
Nonostante gli appelli delle associazioni umanitarie e delle istituzioni europee, l’export delle bombe non s’è fermato. Anzi: è aumentato. A intervenire sulla questione, dopo Pili, è stato il senatore di M5s, Roberto Cotti. «Il nuovo governo guidato da Paolo Gentiloni sospenda immediatamente le autorizzazioni all’export di armamenti in Arabia Saudita e in tutti i Paesi alleati che partecipano ai bombardamenti in Yemen, se non vuole continuare a macchiarsi le mani col sangue di migliaia diinnocenti civili yemeniti, rendendosi complice della distruzione di scuole, ospedali e infrastrutture», ha spiegato il parlamentare grillino. Il quale ha attaccato anche il governatore della Sardegna, Francesco Pigliaru (Pd), e il sindaco di Cagliari, Massimo Zedda (Sel). «È veramente imbarazzante, poi, che il governatore della regione Sardegna e il sindaco di Cagliari non abbiano, a oggi, speso una parola o almeno una condanna d’ordine politico in proposito, se non per accampare giustificazioni ai propri colpevoli silenzi».
Pochi giorni fa, gli Stati Uniti hanno cancellato la vendita di alcune armi e munizioni all’Arabia Saudita proprio per contrastare la guerra nello Yemen, un conflitto di cui si parla troppo poco. «Il mondo ha chiuso gli occhi su quanto sta avvenendo», ha detto il rappresentante dell’Onu nel Paese del Medio oriente, Jamie McGoldrick. In Sardegna, dopo la partenza della nave Bahri Tabuk e la pubblicazione dei dati dell’Istat, la politica prova a richiamare l’attenzione sulla guerra dimenticata.