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 2016  dicembre 21 Mercoledì calendario

Nel mirino c’è Mazzillo, l’uomo che garantì il M5S sulle finanze capitoline

Il grande accusato, l’assessore al Bilancio Andrea Mazzillo, dice che le critiche dell’Oref sono riferibili a debiti e criticità delle passate amministrazioni. Una dichiarazione del tutto scontata, visto che questa giunta ha appena sei mesi di vita. Ma è di altri peccati che parlano i revisori nella loro bocciatura. Per esempio, riguardo alle entrate, «non si riscontra – scrivono nel parere – un adeguato e specifico programma di recupero delle entrate tributarie e patrimoniali dell’Ente come già raccomandato da questo Collegio». Insomma, il Comune non ha previsto come incassare i propri soldi: cioè quei crediti che non è dato nemmeno sapere con precisione a quanto ammontino.
Inoltre, continua l’Oref, «non trovano riscontro le raccomandazioni del Ministero dell’Economia e le previsioni del piano di rientro in riferimento alla razionalizzazione e/o alienazione delle partecipazioni in società che non svolgono attività per il raggiungimento di fini istituzionali dell’Ente». La sindaca e la sua giunta avevano promesso in tempi rapidi un taglio netto alle società partecipate e una dismissione massiccia. Tutto ciò non è avvenuto e non ve n’è traccia sul bilancio di previsione, nonostante la creazione ad hoc di un assessorato assegnato all’imprenditore di fiducia della Casaleggio Associati, Massimo Colomban. Per quanto riguarda il piano di rientro, l’ex assessore al Bilancio, Marcello Minenna, in queste ore evocato da più parti dentro il M5S, a inizi agosto era stato a un tavolo interistituzionale che aveva certificato, con tanto di comunicato del governo, che fino al consuntivo 2015 erano state rispettate le previsioni del piano di rientro: 440 milioni di risparmi in tre anni. Ora, a leggere il parere, non c’è più questa certezza.
Il debito
La dannazione di Roma è il suo debito. Prima della vittoria di Raggi ammontava a circa 12 miliardi di euro. Il grosso, oltre 8 miliardi, è debito finanziario ma è difficile anche solo individuare quali e quanti sono i creditori. Il cuore della questione, che ha portato al parere negativo, è che il fondo passività è sballato, che «gli spazi di finanza pubblica non coprono i debiti fuori bilancio e le passività potenziali». Tradotto: non c’è stata una corretta previsione degli «ingenti e imminenti» oneri derivanti dai debiti fuori bilancio. L’elenco è lungo: contenziosi in essere, passività reali derivanti dalla gestione delle partecipate, e quelle potenziali relative all’operazione “punti verdi di qualità”.
Metro C
C’è poi un riferimento esplicito ai debiti derivanti «dalla realizzazione della linea metropolitana C e dall’ammodernamento di quelle esistenti». La maledizione della Metro C colpisce ancora. Appena un mese fa Raggi si era sfilata dai finanziamenti per la tratta che sarebbe dovuta arrivare fino a Piazza Venezia (nella speranza un giorno di portare fino a Piazzale Clodio, come da piano iniziale). I 5 Stelle avevano deciso di continuare a investire solo sulla parte già finanziata, cioè fino alla fermata Colosseo-Fori Imperiali. Secondo il parere dell’Oref i calcoli sui costi e sui passivi, anche solo per quella tratta, non sono stati corretti. Tutto da rifare, dunque, su questo punto come sulle spese derivanti dal contenzioso relativo al contratto nazionale per i dipendenti dell’azienda cittadina dei trasporti pubblici Roma Tpl.

I servizi

Roma ha vissuto all’ingrasso per tutti questi anni, ma od oggi, avvertono i revisori, dopo la cura di austerity e i tagli imposti, ulteriori risparmi non appaiono possibili «se non a danno della qualità dei servizi erogati ai cittadini».