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 2016  dicembre 21 Mercoledì calendario

Il tallone d’Achille dei tedeschi

Come ormai accade con deprimente regolarità in ogni Paese europeo toccato dal terrorismo, anche dopo l’attentato di Berlino si assisterà ad una litania di accuse nei confronti delle autorità locali. La prima accusa, come a Nizza, è quella di non avere predisposto barriere necessarie per proteggere il mercatino di Natale oggetto dell’attacco. Per quanto ormai attentati compiuti con camion e macchine, già visti da anni in Israele, stiano diventando frequenti anche nel Vecchio Continente e quindi si dovrà sempre più ragionare in quest’ottica, la critica è ingiusta. La lista dei possibili obiettivi di un terrorismo, come quello jihadista, che ha fatto dell’attacco indiscriminato una dottrina, è pressoché infinita: centri commerciali, bar, piazze, stadi, aeroporti, stazioni. In America un anno fa ha colpito ad una festa di Natale per gli impiegati della città di San Bernardino che si svolgeva in un ufficio privato. Mettere in sicurezza tutti i possibili soft target non solo snaturerebbe la vita delle nostre società, ma sarebbe anche materialmente impossibile.
Più sensate sono altre critiche. Nei prossimi giorni sapremo di più sull’attentatore, come ha agito e se fosse noto all’antiterrorismo tedesca. Si vedrà insomma se l’intelligence di Berlino ha colpe.
È però ben noto che la Germania non possegga un apparato antiterrorismo comparabile per poteri e risorse a quelli di Francia, Inghilterra o Italia stessa. La causa di questa differenza va trovata nella storia recente del Paese, nel fatto che, per più che comprensibili motivi, la costituzione tedesca e, più in generale, il sentire comune, non voglia dotare gli apparati repressivi dello stato di forti poteri. Da un lato, infatti, il sistema tedesco, memore del fatto che i nazisti si impossessarono del potere attraverso l’utilizzo di mezzi democratici, consente ai servizi di vigilare sopra ogni movimento che possa potenzialmente costituire una minaccia per la democrazia tedesca (arrivando al paradosso per il quale persino gruppi come Scientology sono osservati dai servizi). Al tempo stesso, però, il sistema è tarato in modo tale che gli stessi servizi, proprio perché negli anni oscuri del passato tedesco furono usati dal regime per gli scopi più biechi, abbiano pochi poteri operativi. Si capisce perché, con autoironia, gli 007 di Berlino si definiscono come le persone più frustrate di Germania: sanno tantissimo, ma hanno pochi poteri per intervenire. 
Sin dal 2001, quando venne fuori che gli attentatori dell’11 settembre avevano partorito il loro piano ad Amburgo sotto il naso dell’intelligence tedesca, si è discusso se fosse opportuno invertire la rotta. La minaccia dell’Isis, che ha attratto quasi un migliaio di foreign fighters tedeschi e un numero ancora più alto di simpatizzanti, ha rinvigorito il dibattito. Tuttavia lo spettro del passato è ancora forte e finora non si è voluto dotare il Bnd e le altre agenzie dell’antiterrorismo tedesco degli stessi poteri che molti dei loro colleghi europei posseggono.
A questa problematica va aggiunta quella dei rifugiati. Sebbene la Germania abbia a che fare anche con forti problemi di radicalizzazione tra la comunità islamica autoctona, non aveva stupito gli addetti ai lavori che il soggetto inizialmente accusato di essere l’attentatore di Berlino fosse un soggetto entrato in Germania con la recente ondata di rifugiati. Dal punto di vista dell’antiterrorismo l’arrivo in territorio tedesco di più di un milione di soggetti ha causato il collasso di un sistema già impreparato. Come ammesso dai vertici dei servizi e della polizia tedesca, che nel fare ciò sono spesso entrati in contrasto con la politica, verificare l’identità di ogni persona è praticamente impossibile. Molti presentano documenti falsi, molteplici identità, e scappano dai centri accoglienza – è recente l’ammissione che si sono perse le tracce di alcune decine di migliaia di soggetti. Avere le informazioni necessarie per controllare la fedina penale, l’orientamento politico o anche solo l’identità di soggetti provenienti da Paesi quali Siria, Afghanistan o Somalia è pressoché impossibile. I servizi tedeschi hanno arrestato doversi soggetti legati allo Stato Islamico tra la massa di rifugiati. Ma i problemi strutturali di cui soffrono rende il loro lavoro più arduo di quanto già sia.
Le ripercussioni politiche per Angela Merkel e la politica tedesca in generale sono difficili da prevedere, ma sicuramente significative. Non è da escludere che tra esse ci sia anche una svolta nel rapporto tra la società tedesca, i propri spettri del passato e i propri servizi.