Il Messaggero, 21 dicembre 2016
Scarpellini: «Pagavo Marra». Un nuovo filone secretato
La tangente c’è stata. E sebbene l’imprenditore Sergio Scarpellini tenti di mascherarla con un prestito, alla fine è costretto ad ammettere: «I 367 mila euro girati a Marra? Glieli ho dovuti dare perché era un funzionario comunale e temevo che potesse influire sulle mie pratiche al Campidoglio. Non volevo inimicarmelo». Poi, provando ancora a travestire la mazzetta da corruzione in concussione, aggiunge: «Spero sempre che, prima o poi, me li restituisca».
Carcere di Regina Coeli, ieri mattina. Si svolge la prima parte di un’inchiesta che, a giudicare dagli omissis contenuti negli atti, potrebbe portare ad altri importanti sviluppi, ad altri clamorosi episodi di corruzione. L’anziano immobiliarista è seduto davanti al gip Maria Paola Tomaselli, al procuratore aggiunto Paolo Ielo e al pm Barbara Zuin, per l’interrogatorio di garanzia. A fianco i suoi avvocati Remo Pannain e Massimo Krogh. Le domande puntano alla compravendita dell’appartamento ai Prati Fiscali, dove Raffaele Marra, ex vice capo di gabinetto del sindaco Virginia Raggi, abitava con la famiglia prima di finire in carcere. E anche alla casa dell’Eur, acquistata con uno sconto di circa 500 mila euro. Scarpellini è preparato sull’argomento. A suo dire, è tutta una questione di permute e scambi. «Sì, è vero – sottolinea – gli ho fatto un bello sconto, ma alla fine, io comunque non ci ho rimesso».
GLI ASSEGNI CIRCOLARI
Si arriva, poi, ai due assegni circolari emessi nel 2013 per l’abitazione dei Prati Fiscali: quei 367 mila euro dati a Marra e alla moglie per comprare l’appartamento. «Solo un prestito», insiste Scarpellini. Succede, però, che la procura tiri fuori un’intercettazione telefonica tra l’imprenditore e la sua segretaria Ginevra Lavarello. Una conversazione recente, avvenuta dopo la pubblicazione di particolari dell’inchiesta che riguardano proprio l’acquisto agevolato della casa. Suggerisce la donna, cercando ci coprire il vero significato delle parole: «Quando vengono quelli – dice – non i giornalisti, quegli altri, e ci chiedono di questa cosa, devi dire che è così, che è un prestito». Per la procura il dialogo è la conferma che si tratti di ben altra transazione.
L’AUDIO
Davanti all’evidenza, l’imprenditore non risponde, prende tempo. Ma c’è l’audio e la trascrizione. Il pm gliela fa leggere. E allora resta solo la possibilità di ammettere: «Glieli ho dati perché volevo mantenere buoni rapporti con lui. Per le mie pratiche in Comune».L’interrogatorio non tocca assolutamente altri punti dell’inchiesta, e questo fa supporre che, a breve, la procura risentirà l’imprenditore. C’è da spiegare la genesi dell’indagine, i rapporti con quel Manlio Vitale, detto er Gnappa, legato alla Banda della Magliana. Scarpellini gli passava ben 5 mila euro a settimana, per ragioni ancora tutte da chiarire. «Forse per una estorsione», scrive il gip nel suo provvedimento. Ci sono poi i costanti rapporti tra Marra e Virginia Raggi, e chissà quanti sms contenuti negli atti depositati ma omissati, si riferiscono a dialoghi tra di loro, agli accordi politici. Tutti elementi sui quali stanno ancora indagando i carabinieri del Comando provinciale diretti dal generale Antonio De Vita, e che potrebbero coinvolgere molta altra gente.
I SOLDI ALL’ESTERO
L’ex vice capo di gabinetto è stato sentito dopo l’imprenditore. Ma il suo interrogatorio è pieno di «mi avvalgo della facoltà di non rispondere». Ha risposto solo a pochi punti. In particolare a quella frase trascritta nell’ordinanza dove lui dice di essere a disposizione dell’amico imprenditore. «Perché ho detto così? – dichiara al gip – È stato solo un atto di cortesia verso una persona che conoscevo, nulla di più e nulla di meno». Sui soldi ottenuti per pagare la casa ai Prati Fiscali, invece Marra si riserva di portare nuova documentazione. Mentre di una cosa vuole parlare, del conto corrente aperto a Malta. «Ci saranno tutt’al più duemila euro», minimizza. In realtà, nell’isola, ha anche la famiglia, moglie quattro figli, e un fratello. La Procura sta indagando su alcuni versamenti che derivano da vincite al gioco ritenute «sospette», 20 mila euro pagate dalla Snai, forse per scommesse nelle corse dei cavalli.