Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2016  dicembre 20 Martedì calendario

Semplificare la scuola non giova ai nostri ragazzi

Ormai il lessico che domina il mondo della scuola e dell’università è noto a tutti: velocizzare, risparmiare, semplificare, anticipare. Non c’è da stupirsi, quindi, se nel giro di qualche giorno abbiamo letto due notizie che confermano ulteriormente l’omologazione verso il basso: si riducono, in via sperimentale, a 4 anni le scuole superiori e si abolisce la «prova finale» (tesi) per la laurea triennale.
Nel primo caso, ci dicono, il «risparmio» farebbe felici gli studenti (che si diplomano a 18 anni!) e, nello stesso tempo, le casse dello Stato (che economizzerebbero 3 miliardi!). Nell’altro caso, invece, si tratterebbe di una strategia per far «crescere più in fretta il numero dei laureati». La riduzione di costi e tempi favorisce la quantità. Ma chi si preoccupa della qualità dei nostri «clienti» (così, senza vergogna, li chiamano)? Anziché rafforzare le conoscenze degli studenti delle secondarie (fortificando le discipline fondamentali) e imporre uno standard più alto alle tesi (per meglio educare alla ricerca e, soprattutto, alla scrittura), ci si piega alla logica devastante del fast, con la demagogica promessa di un’immissione anticipata nel mondo del mercato (e per fare cosa, visto l’alto tasso di disoccupazione giovanile?).
Si invoca l’esempio di altri Paesi europei: ma si dimentica che, a differenza del nostro, alcuni hanno scuole di eccellenza per formare la loro classe dirigente. Indebolire l’istruzione pubblica significa penalizzare i figli delle famiglie più deboli (i ricchi possono iscriversi altrove). La conoscenza richiede tempo, lentezza, sacrificio. La fretta e il facile – lo ricordano, con forza, anche Nietzsche e Rilke – sono nemici dell’apprendimento. Perché non creare (come ha fatto quel geniaccio di Carlo Petrini per il cibo) presìdi Slow Learning?