Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2016  dicembre 20 Martedì calendario

Berlino, la chiesa del ricordo

È un’atroce beffa del destino che a Berlino il terrore abbia colpito proprio a pochi metri da un simbolo della memoria. Il ricordo di quanto è accaduto ieri sera perseguiterà in ogni caso per lungo tempo la nostra coscienza e la nostra volontà di resistere. Non avrebbe avuto nessun bisogno, il ricordo, di piantare le sue radici tra i muri di questa atroce coincidenza che unisce la storia di oggi alle tracce del passato, che lega le rovine del secolo scorso alla distruzione predicata, nel nuovo millennio, dagli uomini delle bandiere nere e dell’odio.
Il mercato natalizio di Breitscheidplatz, il più centrale della capitale tedesca, si dipana infatti quasi senza ordine, nel cuore del vecchio Ovest, tra automobili che non si fermano e luci che non si spengono, attorno alla chiesa commemorativa di Guglielmo I, costruita tra il 1891 e il 1895 e poi quasi spazzata via, nel 1943, da un bombardamento anglo-americano.
La Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche è una specie di rudere nobile, di monumento semidistrutto consegnato ai suoi abitanti. Gedächtnis vuol dire, appunto, memoria. Accanto a quello che resta del severo edificio neoromanico costruito in onore dell’imperatore e salvato per volontà esplicita della popolazione, sono stati realizzati alla fine degli anni Cinquanta un grande scatolone ottagonale e un campanile grigiastro, entrambi di pietrine di vetro e cemento.
I tedeschi, che amano i soprannomi e hanno ribattezzato il palazzo della cancelleria «la lavatrice», per il suo grande finestrone circolare, dicono che lì, accanto alla vecchia chiesa distrutta, ci sono la «scatola di cipria» ed il «rossetto». E non è un caso che dall’alto guardi la città uno degli angeli del Cielo sopra Berlino di Wim Wenders. Nemmeno loro, però, sono riusciti a proteggere le formiche umane che si incontrano vicino a quei due alveari.
Quelle di Breitscheidplatz sono infatti bancarelle «povere», non lontane dalla stazione nerastra che ci fa indovinare l’esistenza strappata di Christiane F, la ragazza dello zoo di Berlino. Le frequenta o le circonda, bevendo Glüwein, vino caldo aromatizzato e zuccherato, un’umanità a volte dolente. Le evita chi passa frettoloso in questa ex vetrina del capitalismo dove oggi si riuniscono, un po’ per caso, stranieri che abitano in una città dove molti si integrano e altri restano stranieri.
Non è la Berlino «povera ma sexy» come disse un giorno, per diventare poi famoso, l’ex sindaco Kluas Wowereit. È una Berlino povera e basta, nonostante che poco più in là, da una parte, inizino le vetrine del Kurfürstendamm e che, dall’altra parte, la Tauentzienstrasse porti il passante verso un’altra maestosa cattedrale, il grande magazzino KaDeWe, dove tutto si può comprare, da una fuoriserie fino ad un Wurst.
Poco importa che più in là, sulla piazza, lo Zoo Palast, il cinema-teatro delle prime dei film di Leni Riefensthal durante il nazismo, esibisca la sua storia scintillante di cadute e rinnovamento. A fianco, in una città che cambia sempre, il Bikini-Haus, un centro commerciale che tenta di attirare anche il pubblico cool che si tiene lontano dall’aria stanca di questi luoghi.
Insomma, ancora una volta i terroristi sono riusciti a colpire, in un solo momento, la gente comune e la storia dell’Occidente. Ma questa storia non è fatta solo di simboli. È costruita, in tutto per tutto, nel bene più che nel male, da questi uomini, donne e bambini che stasera piangiamo ancora una volta e che vorrebbero smettere di morire. E noi non vogliamo che si abituino a farlo.