Il Sole 24 Ore, 20 dicembre 2016
Mediaset, una battaglia «vitale» per Bolloré
Nei giorni scorsi, una fonte molto vicina a Vincent Bolloré ha definito “vitale”, per Vivendi, l’obiettivo Mediaset, praticamente l’unica preda europea possibile nel settore delle tv e dei contenuti. Vitale per la strategia dell’imprenditore bretone, che se tutti gli osservatori promuovono per l’abilità dimostrata nelle attività di logistica e di trasporto (soprattutto in Africa) e anche per i rischi presi sul fronte delle batterie e dello stoccaggio di energia (è peraltro di ieri l’annuncio dell’accordo per esportare Autolib’ a Los Angeles), continua a suscitare dubbi e perplessità nel campo appunto della produzione (e distribuzione) di contenuti. Sono in molti a sostenere che per il momento c’è una certa mancanza di chiarezza. E a interrogarsi sul disegno complessivo che Bolloré ha senz’altro in testa.
Se infatti i conti di Vivendi – il cui titolo ha comunque perso l’8% dall’inizio dell’anno, con un Cac40 in rialzo del 4% – continuano a essere buoni grazie all’apporto di Universal Music, l’incertezza sembra regnare intorno a Canal+ e alla sua galassia. A maggior ragione dopo lo stop dell’authority francese all’alleanza di distribuzione esclusiva con BeIn Sports.
Canal+ perde abbonati (e soldi) sul suo mercato interno, dove oltre alle reti del Qatar deve affrontare l’agguerrita concorrenza di Sfr (ceduta a Drahi proprio da Vivendi), che le ha sottratto i diritti del campionato di calcio inglese e la diffusione di Discovery. E per ora la cura Bolloré si è tradotta soprattutto nella fuga di alcune vedette, come per esempio Yann Barthes (la star del Petit Journal) che si è trasferito a Tf1.
Dopo aver speso 620 milioni per Gameloft (viedogiochi per cellulari), Bolloré non è ancora riuscito a completare la conquista dell’altro gioiellino della famiglia Guillemot, Ubisoft (videogiochi), per il cui 25% ha già sborsato 650 milioni. Lo “you tube francese”, Dailymotion, costato 250 milioni, non sembra in grande spolvero. La piattaforma di video on demand tedesca, Watchever, è stata chiusa senza che si sappia quali sono le prospettive in quel comparto. Il durissimo scontro a i-Télé, la tv in chiaro del gruppo, non ha certo contribuito a migliorare l’immagine di Bolloré. In un mondo che forse richiede più tatto e meno brutalità di quella alla quale è abituato.
E anche le prospettive dell’investimento in Telecom Italia, costato 2,4 miliardi e per ora in pesante perdita, a molti non sembrano evidenti.
Per chiudere il cerchio e dare un senso a tutto questo – tra alleanze e sinergie – Bolloré ha evidentemente bisogno di Mediaset, tassello essenziale di un puzzle per ora incompleto. Ecco perché è “vitale”. Ecco perché è una battaglia che l’industriale bretone non può perdere.