Il Sole 24 Ore, 20 dicembre 2016
Un’istanza di dubbia utilità. Ancora sul caso Lagarde
La Corte di giustizia della Repubblica, strana istanza più politica che giudiziaria, ha inventato la sentenza di colpevolezza senza condanna. Anzi no, perché c’è un precedente: nel 1999 aveva già preso un’analoga decisione nei confronti dell’ex sottosegretario alla Sanità Edmond Hervé, a processo per lo scandalo del “sangue contaminato”, una brutta storia di mancata prevenzione nelle trasfusioni sanguigne.
Un precedente che cambia poco alla sostanza. Pur avendo stabilito che da ministro dell’Economia, tra il 2007 e il 2008, Christine Lagarde si è resa colpevole di «negligenza nel senso penale del termine» – avendo rinunciato a presentare ricorso contro la sentenza arbitrale palesemente favorevole a Bernard Tapie, pur affermando di essere rimasta «costernata e stupita» nel leggerla, in particolare per quanto riguarda i 45 milioni di risarcimento esentasse per danni morali, e avendo così consentito «un’appropriazione indebita di fondi pubblici, ottenuta per di più in maniera fraudolenta», nonostante i pareri contrari di varie fonti dell’amministrazione – la Corte ha deciso di «esonerarla dalla pena». Cioè di non condannarla.
Perché? Perché ha tenuto conto della sua «personalità» e della sua «reputazione internazionale». Perché, insomma, bisognava certo darle una bacchettata sulle dita (per salvare la faccia) ma senza compromettere la sua posizione al vertice del Fondo monetario internazionale(dov’è appena stata confermata per un secondo mandato). A maggior ragione quando il suo predecessore (francese) Dominique Strauss-Kahn aveva dovuto lasciare per uno squallido scandalo sessuale.
La salomonica decisione ha immediatamente riaperto il dibattito sul senso di una giurisdizione composta da tre magistrati di Cassazione (tra cui il presidente) e dodici politici (sei deputati e sei senatori), nata nel 1993 (con la riforma costituzionale di Mitterrand) e che in 23 anni di vita si è occupata di 39 casi, ma con soli quattro processi (e due condanne).
François Hollande aveva promesso (era nel suo programma) di abolirla, perché «i ministri sono cittadini come gli altri e devono essere soggetti alle giurisdizioni di diritto comune». Ma poi non se è fatto nulla.