ItaliaOggi, 20 dicembre 2016
La parabola discendente della Ladylike Moretti
Quando ha realizzato che nemmeno il suo padrino politico era disposto a difenderla, o comunque a non attaccarla, Alessandra Moretti ha capito che era arrivato il momento di dare le dimissioni. Per carità, la bella politica vicentina ha lasciato lo scranno da capogruppo pd in Regione Veneto, non quello da consigliera regionale.
Però la sua destituzione ha un significato politico ben preciso.
Non è la prima volta che Ladylike Moretti incappa in una gaffe o in una vicenda poco incline a un rappresentante delle istituzioni. I fatti ormai sono arcinoti: la Moretti nei giorni in cui in consiglio regionale veneto si discuteva e votava il bilancio regionale (il provvedimento più importante), è volata in India per il matrimonio di un amico. Aveva detto ad alcuni colleghi di essere malata tenendo nascosto la trasferta personale, risultava comunque assente dall’aula (ha un tasso di assenza del 27%); insomma, non l’ha raccontata giusta e in più s’è pure tirata la zappa sui piedi pubblicando una foto della gita indiana sul suo profilo Instagram. La bugia e l’inopportunità politica di quel viaggio hanno innescato il mix micidiale, così nel weekend sono arrivate prima le scuse con un timido tentativo di autodifesa, quindi – una volta vista la terra bruciata attorno – l’annuncio delle dimissioni da capogruppo, formalizzate ieri.
Il colpo definitivo gliel’ha impartito il suo padrino politico Achille Variati, sindaco dem di Vicenza, con il quale la nostra è entrata in consiglio comunale per divenire vicesindaca. «Non apprezzo questo atteggiamento di Alessandra» aveva detto Variati al Giornale di Vicenza quando la diretta interessata non aveva ancora comunicato la volontà di dimettersi. «Quando uno ha un incarico pubblico, come Moretti, ha dei doveri in più verso la collettività: verso chi l’ha votato e chi no. Tra questi ce n’è uno che ho sempre cercato di applicare: non dire le bugie. Anche i comportamenti nella vita privata di un personaggio pubblico possono essere rilevanti». Tempo due giorni ed è arrivato il passo indietro. Sia chiaro, non è stato solo l’intervento di Variati a indurla alle dimissioni. Anche la sonora bacchetta ricevuta da un’ex fedelissima come Cristina Guarda, vicecapogruppo regionale proprio della civica Lista Moretti, ha dato il suo contributo. «Alessandra ha sbagliato e deve dimettersi. Sulla malattia non ha detto la verità. Ci siamo sentita e mi ha detto che adesso riordinerà la sua vita. Intanto per noi veniamo presi in giro per strada. Non ci sto più» ha sentenziato la giovane consigliera su Facebook. Poi sono arrivati gli imbarazzati silenzi dell’ex segretario regionale e deputato renziano Roger De Menech e del presidente regionale del partito Angelo Guzzo, insieme alla stoccata del responsabile organizzativo regionale Filippo Silvestri che ha parlato di «mancanza di rispetto verso elettori, volontari, militanti». Insomma, tutti hanno scaricato Ale e lei si è ritrovata sola. Ancora una volta per una gaffe, o comunque per una scelta molto discutibile sotto il profilo politico.
Lei che per le primarie del 2012 era stata chiamata da Pierluigi Bersani a rappresentare il nuovo corso del Pd insieme a Roberto Speranza per contrastare l’avanzata giovanilista di Matteo Renzi, lei che poi un anno dopo ha fatto le valigie per traslocare in casa renziana ricevendo in cambio una candidatura da capolista alle europee del 2014 dove sbancò con oltre 230mila preferenze. Peccato poi che un anno dopo lasciò subito la poltrona del Parlamento europeo per sfidare Luca Zaia alle regionali venete attirandosi le critiche per i repentini cambiamenti di poltrona e prendendo una memorabile batosta contro il governatore leghista. In quel caso, Ladylike Moretti (appellativo datole dopo la surreale intervista al Corriere.it nella quale diceva di non poter mancare una seduta a settimana dall’estetista) tentò di scaricare le colpe sui consulenti di comunicazione renziani che le avevano suggerito uno stile dimesso, cosa che a una donna amante della propria bellezza come lei non andò a genio.
Adesso la parabola ha preso una piega discendente. La Moretti, dopo aver partecipato all’assemblea del Pd domenica a Roma, ha detto di volersene stare un po’ in silenzio, a riflettere e mettere ordine nella sua vita. Dal punto di vista politico, dovrà dimostrare grande determinazione e umiltà per rialzarsi dopo l’ultima caduta ultima caduta.