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 2016  dicembre 20 Martedì calendario

Castrogiovanni, addio alla partita per ciccioni

La cosa più normale da fare, quando si ritira un campione, è raccontarlo partendo dal palmares. Martin Castrogiovanni, però, scontato o normale non lo è mai stato. Ed è per questo che per raccontare la fine della sua grande carriera nel rugby si deve invece cominciare dalla sua Paranà (in Argentina) e dalla festa di fine anno del Club Atletico Estudiantes, dove ha iniziato, un party al quale si danno appuntamento in migliaia per il Seven del Plumazo, un torneo di rugby a 7 dedicato ai giocatori che pesano più di 100 chili. E a Castro non deve essere sembrato vero: giocare la sua ultima partita, segnare la sua ultima meta, nel «seven dei ciccioni». Lui che è diventato un’icona: capelli lunghi, barba e tatuaggi, con quei 120 chili distribuiti su 188 centimetri, ha inventato un vero e proprio personaggio. Immagine, ma anche sostanza: cuore enorme, spirito generoso, disponibilità infinita.
MESSAGGI Che quella scorsa sarebbe stata la sua ultima stagione in azzurro (aveva esordito nel 2002 a Hamilton con gli All Blacks), Castro lo aveva rivelato ai compagni prima di Italia-Scozia dello scorso Sei Nazioni e l’ultima partita è stata in Galles il 19 marzo. A 35 anni il suo fisico ha iniziato a risentire della sconfinata generosità mostrata in campo, senza contare i postumi del delicato intervento per rimuovere il neurinoma alla schiena. A proposito di generosità: un esempio? Per giocare con la Scozia nel 2012, nonostante una costola rotta meno di un mese prima, fece il diavolo a quattro e gli avversari, che ovviamente sapevano, andarono a picchiare proprio là. Nel 2015 mancò la vittoria in Scozia per un incidentale morso al naso dal cane di un amico. Con il Racing Parigi, invece, è finita prima del tempo per la nota storia della vacanza lampo a Las Vegas con Zlatan Ibrahimovic e altri amici del Paris Saint-Germain. La foto di Castro che accenna un ballo a bordo piscina, fra Ibra e le ragazze, ha fatto impazzire i social. Alla fine (la vicenda ha uno strascico giuridico ancora da definire) lui c’è rimasto un po’ male perché, disse, «avrei voluto salutare tutti i tifosi dal campo», ma, come per ogni cosa che ha fatto nella vita, non si è mai pentito: «Perché ho sempre seguito il mio cuore». Come quando nel 2009 fece a pugni con Sebastien Chabal, l’Orco francese, che si era preso qualche libertà di troppo con la fidanzata, l’ex sciatrice Giulia Candiago. Novembre lo ha passato in giro per l’Italia in camper con due dei suoi cani, Tito e Lolita. L’amore della gente Castro lo ha conquistato in campo, ma anche fuori. Non è un caso che ad amarlo siano soprattutto i bambini. Come quelli della Casa di Andrea, a Roma, dove Castro passa il pomeriggio ogni volta che può. L’associazione Andrea Tudisco li ospita (assieme ai genitori) perché hanno bisogno di lunghi periodi di cure ospedaliere. Vedere Castro correre con la piccola Ashley sulle spalle, o vederlo sommerso dai placcaggi dei piccoli rugbisti sordomuti del Lis per l’associazione Olivia, rende perfettamente l’idea.
PALMARES E comunque, il palmares non è male. In Nazionale ha giocato 119 volte ed è il secondo all time (alle spalle di Parisse a 121). In Italia ha vinto uno scudetto a Calvisano, in Inghilterra 4 volte la Premiership con i Leicester Tigers (miglior giocatore nel 2006-07), a Tolone ha vinto 2 Champions e un Top 14. E per la chiusura un torneo per ciccioni a casa sua. «Togliermi la maglietta – ha detto – mi è costato». Come non crederti, Castrito.