Il Messaggero, 19 dicembre 2016
Gli affari di Tillerson imbarazzano Trump
Il prossimo segretario di Stato americano Rex Tillerson è da tempo il dirigente di una società petrolifera mista russo-americana registrata nelle Bahamas. La prova è in un carteggio ottenuto dal giornale tedesco Suddeusche Zeitung, e poi condiviso con il britannico The Guardian e il Consorzio di Giornalisti d’Inchiesta di Washington. Si citano documenti del 2001.
LE SANZIONI
Nella lista di 67 società registrate dalla Exxon Mobile nei paradisi fiscali del mondo, c’è anche la Neftegas, azienda a capitale misto che opera principalmente nel giacimento di Sakhalin, a 10.000 km dalle isole caraibiche. Tillerson che è amministratore capo della Exxon, è anche uno dei tre direttori della Neftegas. Le implicazioni sono numerose.
Il nuovo segretario di Stato parteciperà alle discussioni sulla probabile cancellazione delle sanzioni contro la Russia, paese che Trump intende riabilitare per averlo come alleato in funzione anti-cinese. La caduta delle sanzioni riattiverebbe un vecchio accordo tra Exxon e l’azienda statale russa Rosneft per l’esplorazione del mare artico di Kara, il cui successo potrebbe far levitare i 216 milioni di dollari in azioni Exxon al momento nelle mani del manager americano.
IL SOSPETTO
Tillerson dopo l’eventuale conferma a capo del dipartimento di Stato di Trump si libererebbe delle azioni e di ogni legame con la Exxon. Più difficile alla vigilia del voto del senato gli sarà liberarsi dal sospetto che un potente alleato della Russia di Putin stia per diventare lo zar della diplomazia americana. Critiche alla sua nomina erano già state espresse da repubblicani come Marco Rubio, e dal presidente della commissione esteri MCCain che dovrebbe dare il via libera al voto. La nuova prova emersa aggrava la sua posizione, e lo espone alla gogna con il sospetto di aver contribuito a nascondere all’estero i profitti della maggiore ditta petrolifera del mondo.
Un altro voto è atteso questa mattina negli Usa, quando i 538 membri del collegio elettorale si riuniranno nei rispettivi palazzi capitolini. Il loro mandato è di replicare la volontà popolare espressa con il voto dell’otto novembre, e quindi ratificare la vittoria di Trump con 306 voti, contro i 232 riscossi da Hillary Clinton. I casi di defezione e cambio di orientamento sono stati rarissimi nella storia americana. Ma nulla in questa tornata elettorale ha seguito finora il corso regolare della storia, ed ecco che anche questo atto largamente formale, si tinge alla vigilia di suspense. Da settimane circolano petizioni dei movimenti della sinistra radicale con migliaia di firme, che implorano gli elettori di ribellarsi contro un verdetto falsato dall’intervento dell’Fbi e degli hacker russi. La speranza di un voltafaccia dall’esito incerto è tenue, ma è condivisa da molti.
IL BOICOTTAGGIO
La possibilità di un ammutinamento è stata discussa seriamente nei giorni successivi la consultazione popolare, ma si è visto subito che la conta dei boicottatori non avrebbe mai raggiunto la soglia dei 37 necessari per negare a Trump la legittima incoronazione.
Alla vigilia del voto ieri una sola defezione era annunciata in Texas, e il presidente eletto non ha voluto entrare nella polemica, ne’ nei comizi celebrativi della vittoria, ne’ tantomeno su Twitter, barometro supremo dei suoi umori. Su Twitter, Trump ha invece commentato la notizia che i cinesi sarebbero ora pronti a riconsegnare il drone marino che qualche giorno fa hanno soffiato ad una nave oceanografica americana nelle acque internazionali di fronte a Manila nelle Filippine.
L’amministrazione Obama aveva cercato di far passare in sordina l’episodio, ma i repubblicani con Trump in testa l’hanno letto come un’ulteriore gradino della tensione diplomatica che si sta accumulando tra i due paesi.