La Stampa, 18 dicembre 2016
Mediaset gela Vivendi. «Non c’è alcuna trattativa»
Da quando Vivendi, il colosso francese dei media, nell’orbita di Vincent Bolloré, ha fatto il blitz, conquistando il 20% di Mediaset, il messaggio che arriva da Parigi è il seguente: calma, la nostra alleanza è inevitabile e propizia, ora parliamo. Arnaud de Puyfontaine, ad di Vivendi (e un passato da manager in Mondadori: uno che dei Berlusconi se ne dovrebbe intendere), è venuto in Italia venerdì, inanellando incontri a raffica, per rassicurare appunto, tra gli altri, Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo economico, e Pier Silvio Berlusconi, ad di Mediaset. Dalle parti del Biscione, però, non hanno nessuna voglia di «calmarsi». Anzi.
Come si legge in un comunicato reso noto ieri dall’azienda, «Mediaset tiene a ribadire fin da subito che non esiste alcuna trattativa». E, nell’incontro con Pier Silvio, «richiesto da Vivendi, la società ha ribadito le proprie posizioni, tenendo conto che è suo dovere tutelare gli interessi della società e di tutti i suoi azionisti, non solo di chi detiene il 20% del capitale». Ai vertici del Biscione non sono andate giù certe dichiarazioni che, nella sua frenetica giornata tra Roma e Milano, de Puyfontaine ha rilasciato al Corriere della Sera. Le sue «gravi affermazioni – recita il comunicato – troveranno adeguata replica nelle sedi più appropriate».
Sembra che i legali di Mediaset si stiano concentrando su una frase dell’ad di Vivendi, quando ha ricordato come sono andate le cose con Premium. Questa doveva essere ceduta ai francesi in cambio del 3,5% del capitale di Vivendi, che, grazie a un incrocio di partecipazioni, sarebbe andato al Biscione, sulla base di un accordo dell’aprile scorso. Ma in luglio da Parigi era arrivato il dietrofront, giustificato da una situazione contabile peggiore del previsto per la pay tv dei Berlusconi. Secondo de Puyfontaine, «è come se ci avessero invitato a cena in un ristorante a tre stelle per poi ritrovarsi in un McDonald’s».
A confermare l’irritazione dalle parti di Cologno Monzese, ieri è stato pure Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset. «Siamo stati scalati – ha detto -. Poi, la puoi chiamare ostile o non ostile, ma la percezione è che Vivendi sta cercando di scalare Mediaset». «E questa è una scalata ostile non solo dal nostro punto di vista, ma anche da quello della politica. Ci sentiamo supportati, perché il governo sta agendo in modo molto corretto e anche molto deciso». «Ci ha fatto piacere sentirci appoggiati dalle istituzioni – ha continuato -, perché si è capito che c’è della sostanza, qui non c’è in gioco solo l’italianità e l’inno di Mameli, ma anche l’interesse nazionale».
L’incontro tra de Puyfontaine e Calenda, in effetti, non sarebbe stato proprio «amichevole»: il ministro ha confermato ieri di aver chiesto a Vivendi di chiarire le sue intenzioni, anche se ha negato di avere intimato all’ad del colosso francese di non andare oltre il 20% del capitale di Mediaset. Nell’intervista de Puyfontaine ha cercato di rilanciare il progetto iniziale di creare insieme «una media company europea di dimensioni mondiali», Confalonieri ha ribattuto che, «se l’intento lo persegui in un certo modo, è corretto. Altrimenti, è scorretto». Quanto ai problemi su Premium, ha aggiunto che «hanno fatto loro la due diligence: dovevano accorgersi loro se c’erano cose che non andavano. Non possono dire dopo che l’accordo è sbagliato». Ieri, da Vivendi, si è preferito non reagire. Silenti, intanto, rimangono i due «vecchi» della disfida e i suoi maggiori protagonisti: Vincent Bolloré e Silvio Berlusconi. Loro, almeno, staranno parlando?