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 2016  dicembre 18 Domenica calendario

Milano, paralisi in Comune per Sala. Prima vittima: salta il cda della Scala

Sono passate 48 ore dalla decisione di Giuseppe Sala di autosospendersi e Milano già si ferma. Il cda della Scala convocato per domani è stato per il momento rinviato di 4 giorni. In discussione c’è il bilancio preventivo del 2017, uno degli atti più importanti dell’Ente lirico. Non si sa ancora se nella seduta di venerdì a fare le veci di Giuseppe Sala ci sarà il vicesindaco Anna Scavuzzo che ha ricevuto tutte le deleghe o il consigliere anziano Francesco Micheli. Anna Scavuzzo nel suo primo giorno di interim giura che va tutto benissimo: «Giornata intensa, ma Milano è amministrata da una macchina articolata e quindi non sono da sola. Non era necessario autosospendersi, ma è una reazione nelle sue corde».
Intanto Sala viene invitato a riprendere le sue mansioni da 135 sindaci, attraverso una lettera il cui primo firmatario è Enzo Bianco, sindaco di Catania e presidente dell’Anci. «La decisione del nostro collega Beppe Sala di autosospendersi – si legge – è un gesto di grande sensibilità, pieno di dignità e orgoglio. Lo comprendiamo e lo rispettiamo. Ma gli chiediamo di riprendere la sua funzione». I sindaci osservano che «Sala ha appreso (dalla stampa!) che la richiesta di proscioglimento avanzata dalla Procura di Milano non è stata accolta e che le indagini continuano. Rispettiamo sempre le decisioni della Magistratura, anche quando non appaiono convincenti. Tuttavia, se passa il messaggio che, di fronte al semplice avvio di una indagine, all’iscrizione nel registro degli indagati, un amministratore è gravemente indebolito nell’esercizio delle sue funzioni, si determinano gravi conseguenze».
A Milano in 2 giorni di autosospensione per 2 volte la poltrona del sindaco è stata vuota. Venerdì a un convegno della Cariplo. E pure ieri, alla chiusura della 3 giorni di confronto tra Comune e Fs sui progetti di ristrutturazione degli scali ferroviari milanesi. Uno dei progetti più ambiziosi in discussione a Milano. Chiuso nella sua casa a Brera Giuseppe Sala continua a rimuginare sul da farsi. Il mantra che ripete a tutti è noto: «Voglio capire se la mia presenza è un bene o un danno per la città». La prima ipotesi sembra prevalere nella sua testa. Ma solo quando riuscirà a parlare coi magistrati della Procura generale che lo hanno messo sotto inchiesta per falso ideologico e materiale il sindaco capirà meglio cosa fare. I suoi avvocati hanno già preso contatto. C’è chi giura che l’interrogatorio potrebbe avvenire domani.
Domani è invece in bilico il consiglio comunale. La decisione verrà presa solo dopo l’incontro tra i capigruppo. Filippo Barberis il capogruppo del Pd a Palazzo Marino fa l’ottimista: «Giuseppe Sala ha promesso di chiarire la sua posizione in pochi giorni. Noi siamo pronti ad andare avanti». Le opposizioni finora sono state morbide con Sala. Non hanno chiesto la sua testa, ma anzi lo invitano a darsi da fare. Gianluca Marco Comazzi, capogruppo di Forza Italia: «Il rischio vero è che Milano sia in balia dei venti. Con tutto l’affetto per il vicesindaco non si possono delegare a lei certe discussioni. Di sicuro non possiamo aspettare un mese». Alessandro Morelli capogruppo leghista dà un ultimatum: «Le discussioni su certe delibere che coinvolgono Expo o il sindaco è meglio che vengano ritirate. Il sindaco ci faccia sapere entro la settimana cosa intende fare». Matteo Salvini, che è pure consigliere, fa fretta al sindaco: «Se ha la coscienza pulita si rimetta a lavorare perché Milano ha bisogno. Altrimenti si faccia da parte». È probabile che domani Sala non faccia né una cosa né l’altra.