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 2016  dicembre 17 Sabato calendario

In Venezuela la situazione economica è al limite e Maduro impone ai negozianti i saldi forzati

Uno strappo alla regola del socialismo in favore di un consumismo da saldi natalizi. Roba da occidentali, da americani – verrebbe da esclamare – ma in un Venezuela lacerato dalla crisi economica e politica, al presidente Nicolás Maduro non resta che tentare di iniettare un po’ di buonumore a forza di saldi forzati.
Lo Stato, infatti, schiera i propri funzionari per obbligare i negozianti a ribassare i prezzi. Un provvedimento che, come racconta l’Agenzia France Presse, ha recentemente coinvolto 200 negozi di abbigliamento, calzature e accessori a Caracas, la capitale del Paese sudamericano: questi esercizi commerciali sono stati accusati di aver gonfiato i prezzi e gli addetti pubblici hanno imposto le riduzioni. Non solo, il governo ha anche sequestrato 3,8 milioni di giocattoli a un’impresa che – secondo l’accusa dei funzionari statali – avrebbe gonfiato i prezzi del 34.000%: un valore abnorme. Questi articoli per i più piccoli sono poi stati destinati alla distribuzione a prezzi agevolati. Dal 2013 in Venezuela il Governo può fissare i prezzi dei beni di prima necessità e imporre ai negozianti un margine di guadagno di solito non superiore al 30%.
«Il nostro presidente operaio ci ha ordinato di garantire prezzi equi ai cittadini e lo stiamo facendo», spiega all’Afp seguendo alla lettera la retorica bolivariana William Contreras, direttore della Sundde, l’agenzia nazionale per la difesa dei diritti socio-economici dei consumatori. «Questa economia non ci può privare di un Natale felice».
Ma se il successore di Ugo Chávez prova ad accontentare i cittadini, che con l’inflazione galoppante vedono il proprio potere d’acquisto ridotto al lumicino, scontenta la classe di piccoli imprenditori. Domenica scorsa Maduro ha dato ordine di ritirare dalla circolazione i biglietti da 100 bolivar, il taglio più diffuso nel Paese, perché secondo il governo sarebbero al centro di un’attività illecita di gruppi criminali colombiani che acquistano merci sovvenzionate in Venezuela, quindi a basso costo, e poi le rivendono nel loro Paese. Maduro ha ordinato la chiusura della frontiera con la Colombia e potrebbe chiedere al suo omologo colombiano, Juan Manuel Santos, di non permettere il cambio dei bolivar alla frontiera a un tasso diverso da quello presente in Venezuela. Inoltre le autorità stanno pensando di sostituire la banconota da 100 bolivar con una moneta e di emettere nuovi tagli per restare al passo con l’inflazione crescente.
«Attraverso alcune ong», questa l’accusa del ministro dell’Interno e della Giustizia venezuelano, Néstor Reverol, «organizzazioni statunitensi hanno pianificato questo colpo di Stato finanziario per soffocare il nostro Paese e sobillare una rivolta della popolazione».
Il contrabbando e questi ipotetici piani internazionali non bastano però a spiegare la gravissima situazione venezuelana, dove per i cittadini è diventato difficile acquistare e reperire i beni di prima necessità e i medicinali.