Corriere della Sera, 17 dicembre 2016
Mps, persi 20 miliardi di raccolta. Governo pronto a varare il decreto
Nella settimana successiva al referendum costituzionale dello scorso 4 dicembre il Monte dei Paschi di Siena ha perso circa 2 miliardi di euro di depositi della clientela. Tra il 30 settembre e martedì 13 dicembre il flusso di cassa in uscita da Mps ha toccato i sei miliardi di euro, che si aggiungono ai 13,8 miliardi usciti dalle casse del Monte nei primi nove mesi dell’anno. Un segnale evidente della preoccupazione che circonda l’istituto senese e che è stato riportato nell’aggiornamento del prospetto informativo dedicato alla conversione dei bond.
La Consob ieri sera ha autorizzato l’intera operazione, dopo che giovedì aveva autorizzato la riapertura dei termini di conversione in azioni dei bond subordinati fino a mercoledì 21. Un’operazione rivolta per il 65 per cento a investitori istituzionali, che dovrà raccogliere 5 miliardi di euro entro sabato 31 dicembre.
Ora il Monte deve accelerare. I tempi sono strettissimi, al punto che un ulteriore ritardo nell’opera di ricapitalizzazione non è stato ammesso dalla Bce, che ha avuto modo di rilevare come «la situazione della liquidità della banca si sia andata progressivamente deteriorando fino a raggiungere, a valle del referendum del 4 dicembre, un orizzonte temporale di 29 giorni», in una situazione di stress.
Anche per questo il governo è pronto a intervenire con un piano per il settore da 15 miliardi di euro. Una cifra che dovrebbe garantire l’operazione Mps, ma anche la difficile condizione delle ex popolari venete e delle quattro banche «salvate» nel novembre 2015. Una cifra importante ma che ieri Alessandro Profumo, già ai vertici di Mps e Unicredit, ha definito limitata, vista l’ampiezza e la profondità degli interventi necessari.
Giuseppe Guzzetti, presidente dell’Acri e della Fondazione Cariplo, ha invece evidenziato un aspetto non marginale della vicenda Montepaschi: «se fosse stata rispettata la legge Ciampi, non avremmo avuto la tragedia Mps. La legge – ha sottolineato Guzzetti – ha una disposizione provvida per cui, nell’organo di indirizzo, la parte pubblica non deve avere la maggioranza. A Siena su 15 membri, otto sono nominati dal sindaco e 5 dalla Provincia…».
Tra i numeri emersi dal prospetto, i costi del salvataggio, che ammontano secondo le ultime stime a 588 milioni di euro, in calo di 90 milioni rispetto alla stima precedente.