Corriere della Sera, 17 dicembre 2016
I ritardi di Putin. Tre ore per Abe. Ma tutti i Grandi ne fanno le spese
Astuto o (soltanto) maleducato? Vlad il ritardatario lo fa (quasi) con tutti. Incontri politici o galanti. L’ex moglie Lyudmila diceva che, da fidanzati, lui arrivava sempre un’ora e mezza dopo: all’incirca quanto si è fatto attendere da Papa Francesco. Alla regina è andata meglio: 14 minuti oltre l’ora fissata. L’altro ieri, nella località termale dove lo aspettava Shinzo Abe, Putin si è palesato tre ore dopo. I cremlinologi danno varie interpretazioni: una mossa per innervosire l’interlocutore. La non curanza di chi è abituato (in patria) a sentirsi padrone assoluto. Per gli psicologi, il ritardo cronico può significare l’ottimismo di chi vuole fare troppe cose, ma pure l’insicurezza del procrastinatore. Anche ai «Grandi grandi» capita di non essere puntuali. Obama lo scorso settembre, dovendo parlare all’Onu alle 10 in punto, lasciò l’albergo alle 10 e 07. Il leader del Ciad salì sul podio e Obama saltò un turno. Con il cronico Putin, solo Angela Merkel ha osato annullare un incontro. A Milano, nel 2014: la Cancelliera, passate 2 ore, è andata via. Salvo fissare un nuovo meeting, notturno, nella suite dell’hotel.