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 2016  dicembre 19 Lunedì calendario

Come abbattere il muro delle 2 ore. La maratona e il patto con il futuro

La prossima sfida al limite può portare il nome di un marchio, non quello di un uomo. La corsa alla maratona sotto le due ore dà alla testa, arrivare per primi è una tale ossessione da suggerire pure qualche scorciatoia. E azzardi al limite che mettono a dura prova l’epica dello sport. Ma nel 2017, forse, bisogna dare una possibilità all’atletica da laboratorio.
La Nike ha varato il progetto «Breaking2»: migliorare il primato della 42 km di 3 minuti in una stagione. Lo scetticismo è lecito.
Per superare quello che ormai gli esperti chiamano «l’Everest della corsa» sono stati arruolati venti esperti: allenatori, psicologi, scienziati, nutrizionisti, fisiologi, biomeccanici, ingegneri, designer. Si lavora già da due anni, ma la concorrenza stava per farsi avanti così, sotto il segno del baffo, si sono presentati con un idea ai confini dell’assurdo.
Tre uomini, sotto contratto, che rinunceranno alle grandi competizioni del 2017 per dedicarsi all’obiettivo. Sono tra i migliori in circolazione e hanno età diverse, caratteristiche che si integrano e stessa provenienza: Africa dell’Est. I dati li ha mescolati il computer, loro ora devono allenarsi secondo le consegne, con i materiali proposti, sulle superfici consigliate. Il protocollo è dettagliatissimo.
Scelti tre africani. Guida il gruppo Eliud Kipchoge, keniano e campione olimpico. Ha il fisico ideale e l’età perfetta per provare l’impossibile, 32 anni. Con lui un etiope abituato a stupire, Lelisa Desisa, ventseienne e già vincitore di due maratone di Boston. In crescita, gambe integre. Si chiude con il velocista della squadra, Zersenay Tadese, eritreo, record del mondo di mezza maratona (58’23).
C’è tutto quello che serve per tentare seriamente di far schizzare il tempo fuori dalla strada. Solo che davanti alla data scatta la smorfia: la prossima primavera e la mascella si contrae ancor di più davanti al tortuoso tentativo di dire che non c’è la necessità di omologare il cronometro. Non si cerca di ratificare un tempo ma si promette di renderlo legittimo e credibile. E qui si scatenano i puristi, si insospettiscono gli appassionati, si agitano i concorrenti, si apre la lista di infiniti dubbi e di ancor più complicati sospetti.
Non omologare il tempo (meglio, «non essere obbligati a farlo») significa poter scegliere un percorso non riconosciuto. Anche così l’impresa resta proibitiva. Un’azienda importante come la Nike non può certo permettersi di far correre i suoi migliori talenti in discesa o di tagliare la strada, sarà un tracciato serio, 42,195 km e non un millimetro di meno. Con lepri ben foraggiate, ovvio, e nessun dislivello, ma pur con tutte queste concessioni, i biomeccanici, abituati a vivisezionare le prestazioni, alzano insieme alle sopracciglia pure le mani: «Non è possibile, non senza scadere nella farsa».
L’azzardo. Questo non è il primo progetto che si propone di rivoluzionare la maratona. Andare sotto le due ore è praticamente un miraggio, i muscoli non bastano. Serve l’uomo bionico.
Così all’università di Brighton si sono messi a studiare il «Sub2project», stesso obiettivo ma ancora più ambizioso: registrare un vero record. Tempo di realizzazione 5 anni, solo che non hanno ancora il budget che serve e tanto meno una scuderia di campioni da cui pescare. Discorso diverso per l’Adidas che ha tra i suoi testimonial Kimetto, l’attuale detentore del record del mondo (2h02’57). Loro non hanno ancora ufficializzato la sfida ma il «Wall Street Journal» ha svelato il prototipo di una scarpa pensata per la rivoluzione e al centro di uno studio che anche qui coinvolge cervelloni, creativi e atleti.
Siamo nel genere fantastico: non sembra reale eppure resta eccitante, è una gara a distanza tra grandi marchi e sognatori indipendenti e pure il centro di una rivolta.
Che le due ore siano la fissazione del momento lo dimostrano gli studi usciti, gli interessi e il libro che si intitola proprio «Due ore» e racconta il viaggio tra i keniani più forti. Oltre a spiegare perché per scendere sotto il limite ci vorranno anni. Secondo gli scienziati più ottimisti ne serviranno 10, la maggioranza punta al 2030, o giù di lì, Ross Tucker, noto fisiologo, è convinto che non se ne parlerà fino alla metà del secolo. Poi nascono i Bolt e triturano le proiezioni ma l’azzardo della Nike è davvero un esperimento da laboratorio. La maratona Frankenstein, fatta con i pezzi del meglio che c’è in giro e testata su una strada da inventare, a caccia di un tempo inumano.
Il marchio dell’Oregon ha ripreso Gatlin in squadra nonostante il passato da dopato, deve continuamente rispondere ai sospetti sui metodi ambigui di Salazar, il tecnico del pluri oro olimpico Mo Farah, e vuole un risultato che resti nella storia per tornare a splendere.
Nel lancio di «Breaking2» citano il record del miglio di Bannister, 1954, sotto i quattro minuti: «Allora sembrava di essere arrivati su Marte». E il progetto infatti è di un altro pianeta.