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 2016  dicembre 19 Lunedì calendario

«I miei compagni di squadra africani pronti per l’Emirato»

«Molti miei compagni di squadra africani lo dicono apertamente negli spogliatoi. Con me ne parlano spesso. Vogliono vestire la maglia del Qatar ai Mondiali del 2022. Ma non chiedermi i nomi perché quelli non te li dico». Seduto su uno sgabello con vista sul campo da gioco nel bar del centro sportivo dell’Eupen, è Fahad Al-Abdulrahman, terzino sinistro e membro della squadra under 20 del Qatar a rompere il muro di «no», «figuriamoci» e «non è questo l’obiettivo della Aspire Academy» tirato su da tutti quelli che hanno occupato quello sgabello prima di lui: direttore generale, allenatore, addetto stampa, compagni di squadra. È stato uno degli ultimi a uscire dall’area riservata per il pranzo a staff e giocatori. Si nota subito tra i compagni per il portamento elegante, per la lunga barba nera e folta e per la differenza di statura.
Lui, esile, un metro e 64, sfila in mezzo a muscolosi africani 15-20 centimetri più alti con l’andatura da rapper e grandi cuffie calate sulle orecchie. Sorridente, nonostante uno sciagurato rigore provocato nella partita di campionato della sera prima contro il Ghent (vinta poi 3-2 in rimonta), dimostra di amare sopra ogni cosa il suo Paese. La possibile ondata di stranieri nello spogliatoio della sua nazionale sembra affascinarlo più che travolgerlo: «Chiunque vesta la maglia del Qatar è per me un mio connazionale, un compagno di squadra, una persona per cui tifare. Che siano brasiliani o africani poco importa». «Certo, io gioco terzino sinistro – continua Fahad con una risata -. Magari in quel ruolo mi piacerebbe non arrivasse uno troppo forte». Ripeterà altre dieci volte che sarà «un onore giocare per la nazionale maggiore del Qatar con campioni stranieri», come se fosse una lezione imparata a memoria nell’Aspire Academy di Doha. Finora Fahad ha vestito solo la maglie delle selezioni giovanili, «ma con il lavoro duro e osservando i compagni e gli avversari, spero davvero un giorno di ritagliarmi uno spazio in Nazionale». L’obiettivo non sembra dei più semplici. Un passo avanti lo ha fatto Akram Afif, passato anche lui per l’Eupen. Vent’anni appena compiuti, dopo una sola stagione in Belgio è stato messo sotto contratto dagli spagnoli del Villarreal, che lo hanno girato in prestito allo Sporting Gijon. Nonostante le sole 4 presenze racimolate in campionato è considerato la grande speranza del Qatar per un Mondiale che sembra davvero, almeno sul campo, più grande di loro. L’altra faccia della medaglia a Eupen è Diawandou Diagne, ventidue anni, senegalese di Thies. Lui è finito nel sogno, due anni fa, firmando un contratto con il Barcellona. Schierato nella squadra B, si è allenato fianco a fianco con Messi, Neymar e Iniesta. Ora è tornato all’Eupen in prestito. A giugno scadrà il contratto con gli spagnoli e difficilmente tornerà in Catalogna. Nel frattempo ha potuto fare l’esordio con la nazionale del Senegal. «Avrei potuto giocare anche con il Qatar, era una possibilità, ma vestire la maglia del mio Paese era un desiderio troppo grande». Questo a dimostrare che, almeno nel contratto di Diagne, non vi fossero clausole che lo obbligavano a optare per il Paese arabo. «Devo tutto all’Aspire Academy. Avevo 13 anni, sono andato a giocare insieme a centinaia di altri ragazzi e mi hanno scelto. Siamo rimasti in 6. Sono stato prima a Dakar e poi a Doha. Ci allenavamo e studiavamo». Scalpita per tornare a casa a giocare alla playstation e minimizza la sua carriera, fuorché gli allenamenti con Messi e l’esordio in Nazionale. L’attaccamento al Paese natale non è condiviso da molti compagni di club. «Ognuno è libero di fare le sue scelte – dice Diagne -. Sarò sempre grato al Qatar, è un Paese che mi ha dato tanto, ma non è il mio. Se altri ragazzi africani rinunceranno a rappresentare la propria terra e giocheranno per loro chi sono io per giudicare?».